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Intesa contrattacca sull’Ops: «Ai soci Ubi il 40% delle sinergie»

È uno scontro senza esclusione di colpi, quello che vede contrapposte Intesa e Ubi. In un botta e risposta che prosegue sin da venerdì scorso, le due banche duellano a suon di comunicati, contestandosi reciprocamente la validità delle promesse fatte al mercato. E così, ieri, nel giorno dell’avvio del periodo dell’Offerta di scambio sulle azioni Ubi – che ha visto un’adesione dello 0,17% dell’azionariato – è stato il turno di Intesa Sanpaolo. Che ha voluto rispondere punto per punto alle accuse mosse dall’ex popolare in occasione della presentazione del piano aggiornato al 2022 e della bocciatura del Cda all’Ops.

Diversi i temi del contendere, a partire dalla spartizione delle sinergie derivanti dall’eventuale fusione. Nello specifico, in un nota Intesa evidenzia che l’allocazione del valore post-fusione a favore degli azionisti Ubi «è superiore all’ammontare stimato dal Cda» di Ubi stessa (pari a circa 320 milioni su un totale di 3,2 miliardi, circa il 10%), perchè «va considerato il premio offerto» (circa 1,1 miliardi, ai prezzi del 14 febbraio), elemento questo che porta a «oltre il 40%» delle sinergie complessive il totale di competenza degli azionisti Ubi, che è così pari a «oltre 1,3 miliardi». Per la banca timonata da Carlo Messina, inoltre, il Cda Ubi «avrebbe dovuto ricordare agli azionisti» che in caso di mancata adesione all’Ops «si troverebbero con un’azione contraddistinta da un prezzo che non conterrà il premio» riconosciuto agli aderenti, «pari a circa il 28% sulla base dei prezzi al 14 febbraio 2020». Ma Intesa tiene anche a chiarire un punto relativo alla governance, anch’esso sollevato dalla banca guidata da Victor Massiah e cioè che, qualora all’Ops adl 50% del capitale più un’azione, Intesa «potrà esercitare la maggioranza dei diritti di voto in assemblea, potrà legittimamente nominare un nuovo Cda (con la partecipazione di consiglieri indipendenti come previsto dalla legge e dallo Statuto di Ubi)» ed eserciterà «attività di direzione e coordinamento» su Ubi su temi come il «controllo strategico, organizzativo e, più in generale, gestionale». Un messaggio che spazza via i dubbi su quali siano le intenzioni di Intesa su Ubi, anche nel caso in cui non avesse la maggioranza assoluta e non potesse procedere alla fusione.

Ieri è stata la giornata anche degli analisti, che hanno passato ai raggi X i numeri di Ubi. L’ex popolare, pur riducendo l’utile al 2022 a 562 milioni (contro i 665 del precedente piano), come noto promette ora di distribuire 840 milioni (73 centesimi) di dividendi cumulati. Un livello «compatibile con il mantenimento di un Cet1 superiore al 12,5%», ha spiegato Ubi e quindi «ampiamente al di sopra dei requisiti patrimoniali minimi», e su cui «non risulta l’esistenza di alcun “faro della Bce”», ha evidenziato l’istituto commentando alcune indiscrezioni, sottolineando che «l’aggiornamento del piano è stato inviato» a Bce «ben prima del suo annuncio avvenuto venerdì 3 luglio». Tuttavia i target finanziari, per Bofa Securities, sono «esageratamente bullish (rialzisti, ndr)». «Fatichiamo a credere che i regolatori daranno facilmente disco verde», commentano gli analisti di Fidentiis, per i quali la mossa sarebbe «difensiva». Da parte sua Kepler ha modificato la raccomandazione su Ubi da “hold” a “accettare l’offerta”, e non esclude un ritocco del 10% di Intesa.

Ora si attendono le mosse degli azionisti. I giochi per l’adesione, con tutta probabilità, si faranno negli ultimi giorni, del resto c’è tempo fino al 28 luglio. I grandi soci per ora sono alla finestra. Dopo le dichiarazioni all’insegna dell’apertura all’Ops del presidente della Fondazione Banca Monte di Lombardia, Aldo Poli (si veda Il Sole 24Ore di venerdì 3 luglio), ieri si sono riuniti i vertici della Fondazione CrCuneo (che ha il 6% circa di Ubi) per un esame dell’offerta e delle valutazioni dell’advisor SocGen e dello studio legale Pavesio e Associati, il tutto «anche alla luce del piano industriale aggiornato di Ubi Banca» che «evidenzia nuove prospettive e scenari meritevoli di approfondimento». Previsto un nuovo Cda nei prossimi giorni, e non è da escludere che l’ente voglia attendere anche le valutazioni finali dell’Antitrust, previste per il 25 luglio.

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