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Piano povertà, sostegno al reddito per 6 mesi

Ci aveva già provato Enrico Letta, con un progetto pilota predisposto dal ministro Enrico Giovannini. Si chiamava Sia, sostegno per l’inclusione attiva e riguardava tutti coloro che vivono sotto la soglia di povertà, o per mancanza di reddito, o per reddito insufficiente. Ora ci sta lavorando il ministro Giuliano Poletti e sembra che l’acronimo sia sempre lo stesso, la differenza è che Renzi vorrebbe trasformare il progetto in un piano su larga scala, un misura di sostegno per tutti coloro che non arrivano a percepire 8 mila euro di reddito annui. 
Ieri il capo del governo ha accennato al progetto: «Con una seria politica degli investimenti ci giochiamo la ripartenza economica e potremo affrontare l’emergenza che mi sconvolge il cuore: poco più di un milione di bambini e ragazzi che stanno sotto la soglia della povertà». Non ha detto di più, ma ha legato ogni scelta di politica espansiva alle decisioni che arriveranno da Bruxelles: quelle sui margini di manovra che l’Italia ha già chiesto, e su cui attende risposte; e forse anche quelle nuove che potrebbe avanzare, se il «buco» provocato dalla recente sentenza della Consulta sulla rivalutazione bloccata delle pensioni non venisse tamponato in altro modo.
Di sicuro la sentenza della Corte ha impresso al piano che Renzi persegue una battuta d’arresto: la misura a cui sta pensando l’esecutivo, sulla scia dell’impianto del precedente governo, prevede non un generico ammortizzatore sociale ma una sorta di «patto» fra Stato e cittadino, sia esso povero perché ha un reddito molto basso, o perché ha perso il lavoro, o ancora perché sono cambiate le condizioni familiari (per esempio separazione).
Un «patto» che verrebbe stipulato ogni 18 mesi, che prevederebbe un’integrazione al reddito della durata massina di 180 giorni, e che in cambio chiederebbe al beneficiario uno sforzo di inclusione sociale con una fascia di opzioni diverse (impegnarsi per trovare un lavoro, mandare i figli a scuola, fare lavori socialmente utili: alcuni possibili esempi), uno sforzo in grado di definire la misura come non assistenziale ma inclusiva.
Per la copertura servono diversi miliardi di euro: da 2 a 7 fu la stima del precedente governo, a seconda della forchetta dei destinatari e della misura del sostegno economico erogato dallo Stato. Secondo le stime più ottimistiche, sono invece almeno 3 i miliardi che lo Stato deve trovare per far fronte alla sentenza della Consulta, che ha giudicato incostituzionale il blocco della rivalutazione delle pensioni del governo Monti. Insomma il piano di Renzi, e di Poletti, è di colpo diventato più complesso. Ieri Renzi ha citato Bruxelles e ha detto che nel «prossimo anno e mezzo» ci giochiamo la ripresa economica: come dire che il governo ha molte riforme da varare, ma forse ha bisogno di qualche decimale in più di deficit, e dunque del via libera della Commissione, per procedere.

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