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Piano per Termini e Irisbus

Nella seconda tranche dei lavoratori che potranno andare in pensione con le regole ante-riforma Fornero saranno inclusi anche i lavoratori “esodati” di Termini Imerese e Irisbus. Il decreto attuativo «è praticamente pronto», riguarda la platea di 55mila “salvaguardati” posti in mobilità o in cassa integrazione che, in virtù dell’innalzamento dell’età pensionabile, rischiavano di restare senza pensione e senza sostegno al redito, che si aggiunge ad un primo blocco di 65mila per i quali è stata trovata la soluzione nei mesi scorsi.
L’annuncio è stato fatto dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ai sindacati – convocati ieri sera al dicastero di Via Veneto per discutere di Fiat dopo il vertice di sabato con Marchionne a Palazzo chigi – che hanno lanciato l’allarme sulla condizione dei due siti in cui da tempo è cessata l’attività. «Se il decreto non verrà firmato prima del 15 ottobre i 1.500 lavoratori di Termini Imerese riceveranno la lettera di licenziamento», ha spiegato Eros Panicali (Uilm). Sono in cassa integrazione straordinaria per cessazione d’attività, ma la proroga per il secondo anno può essere concessa solo in presenza di una riduzione del 30% degli organici, che si avrà con il pensionamento dei cosiddetti “esodati”. Preoccupati per l’avvicinarsi della scadenza, ieri i lavoratori di Termini Imerese e dell’indotto hanno occupato la sede palermitana dell’Agenzia delle entrate, liberandola solo in serata: il 5 ottobre la vertenza sarà al centro di una riunione al ministero dello Sviluppo economico. Lo stesso discorso vale per i lavoratori dell’Irisbus (Av); anche in questo caso senza il pensionamento di una parte di loro, da dicembre in 700 si troveranno senza la copertura di ammortizzatori sociali. Ieri una parte di questi lavoratori ha occupato il municipio di Ariano Irpino, in attesa di risposte dalla riunione del 9 ottobre al Mise.
Tornando all’incontro di ieri con i ministri Corrado Passera (Attività produttive), Elsa Fornero (Lavoro) e il viceministro Michel Martone, hanno partecipato la leader della Cgil, Susanna Camusso, e dell’Ugl Giovanni Centrella, insieme ai vertici dei sindacati di categoria. Assenti i numero uno di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, che hanno spiegato di ritenere inutile la riunione, e di attendere a breve un incontro con l’ad della Fiat anche prima di quello in programma per il 30 ottobre. I sindacati sollecitano un chiarimento da parte dell’azienda. «Siamo in uno stato di sospensione, non c’é più il sogno di Fabbrica Italia e Fiat non ci dice cosa vuole fare» ha detto la Camusso. «Sorge il sospetto – ha aggiunto – che Fiat dica rimaniamo solo per mantenere un presidio, evitare l’ingresso di altri produttori. Questo stato di incertezza pesa non solo sui lavoratori Fiat ma anche su tutti quelli della filiera produttiva». Maurizio Landini (Fiom) ha chiesto al Governo «l’impegno affinché ci siano nuovi investimenti, nuovi modelli e si favorisca l’ingresso di nuovi costruttori come accade in Francia, Inghilterra e Germania» perché «in Italia c’é un’anomalia». In attesa dell’incontro programmato il 30 ottobre con Marchionne, Ferdinando Uliano (Fim) vuole capire se «sull’investimento di Mirafiori, confermato e pronto, c’è già un modello per l’export, ossia il Suv», nella convizione che «l’attendismo, sopratutto su Melfi e Cassino, rischia di erodere fette di mercato». Centrella (Ugl) è preoccupato «non solo per quello che accadrà agli stabilimenti Fiat, ma anche a quelli che gravitano intorno, come l’Fma di Pratola Serra o la “vecchia” Pomigliano. Dobbiamo capire cosa succede con la Cigs che sta per finire».
Intanto la Fiat ha convocato per l’11 o il 12 ottobre i sindacati firmatari dell’intesa (Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri) per avviare il tavolo sul rinnovo del contratto in scadenza a fine anno. Da segnalare che lunedì 1° ottobre è previsto un incontro tra Federmeccanica e Fiom sul rinnovo contrattuale dei metalmeccanici; le tute blu della Cgil sono fuori dal tavolo, non avendo riconosciuto il contratto del 2009 che oggetto di trattativa con le altre sigle (convocate il 4 ottobre da Federmeccanica).

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