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«Piano nazionale di riapertura Misure per 50 miliardi»

ROMA L’umore degli italiani è nelle centinaia di messaggi che Giuseppe Conte riceve ogni giorno anche sulle sue pagine social. Dentro c’è la voglia di tornare a respirare e la paura di una crisi economica irreversibile. È con quelle implorazioni nella testa che il presidente del Consiglio illustra ai senatori e poi ai deputati il suo piano per la ripartenza, criticato in anticipo dalle opposizioni per la scelta di tenere una informativa (e non comunicazioni) in vista del Consiglio europeo, evitando un voto del Parlamento. E nel passaggio che più volte il capo del governo scandisce c’è tutta la complessità del momento: «Il ritorno alla normalità è un’esigenza di tutti. Ma l’avventatezza potrebbe compromettere tutti i sacrifici che i cittadini con responsabilità e disciplina hanno affrontato fin qui».

Avanti dunque, ma adagio e con estremo «rigore». E per sostenere la ricostruzione Conte annuncia un nuovo decreto legge con cui il governo impegnerà «non meno di 50 miliardi». Una cifra che tiene conto della caduta stimata di 9,1 punti di Pil e che andrà a sommarsi ai 25 miliardi già stanziati. E le famiglie? Le imprese? Il premier sa che aver imposto la chiusura delle attività rischia di «creare nuove povertà e lacerare un tessuto sociale già provato» e promette un aiuto «prolungato nel tempo e ancora più incisivo».

Il primo antidoto alla crisi è riaccendere i motori del Paese, con un programma di riaperture progressive «omogeneo su base nazionale» di «buona parte delle attività produttive e commerciali», che consenta di tenere sotto controllo l’indice dei contagi.

La strategia è in 5 punti: misure di distanzia-mento sociale e dpi, rafforzare le reti del territorio come arma contro il virus, intensificare i Covid hospital, uso corretto dei test molecolari e sierologici

Nelle stanze dei ministeri interessati gira uno studio riservato datato 6 aprile in cui sta scritto che, se le misure di distanziamento sociale venissero ridotte del 75%, l’Italia conterebbe i morti a decine di migliaia. Serve estrema prudenza, serve il tempo di correre ai ripari in caso di recrudescenza dell’epidemia e servono decisioni «commisurate alla specifica ricettività delle strutture ospedaliere delle aree di riferimento».

La strategia sanitaria del governo è in cinque punti. Il primo, con le parole di Conte: «Mantenere e far rispettare il distanziamento sociale e promuovere l’utilizzo diffuso di dispositivi di protezione individuale». Il che vuol dire che dovremo tutti indossare le mascherine, «fino a quando non saranno disponibili terapia e vaccino». E qui il premier fa capire che sono allo studio «alcune modifiche» riguardo alla distanza di sicurezza per evitare il contagio.

Gli interventi serviranno, tra le altre cose, per la proroga e il rafforza-mento degli ammortizzatori sociali, il sostegno di coloro che non sono coperti da Cig, misure per le Pmi, il sostegno ai settori più colpiti.

Visti i numeri drammatici dei morti nelle Rsa, i servizi di prevenzione saranno potenziati. Nasceranno altri ospedali dedicati al Covid-19 e sarà messo a punto un piano di indagine epidemiologica a campione basato sui test sierologici: si parte con 150 mila e si punta subito al raddoppio. La gara pubblica si svolgerà «con procedura trasparente e rigorosa» e, assicura Conte, in tempi strettissimi. Il presidente, che raccomanda un uso corretto di test e tamponi, spiega che il governo ricorrerà alle nuove tecnologie per il «rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti assistenti e di teleassistenza».

Quanto all’app Immuni, che tante polemiche e preoccupazioni sta sollevando, Conte prova a tranquillizzare gli italiani: «L’applicazione sarà offerta su base volontaria, non obbligatoria. Faremo in modo che chi non vorrà scaricarla non subirà limitazioni o pregiudizi». I capigruppo di maggioranza e opposizione saranno costantemente informati. «Io stesso — è l’impegno di Conte — mi riservo di riferire alle Camere».

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