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Piano Mps, Passera sentito in Consob «Così le regole per convertire i bond»

È approdata in Consob il duro braccio di ferro tra Corrado Passera e i vertici di Mps sul piano alternativo di salvataggio dell’istituto senese. Ieri l’ex ministro ed ex ceo di Intesa per la seconda volta in pochi giorni è stato ricevuto nella sede romana della Commissione per spiegare le motivazioni che lo hanno portato a ritirare la sua proposta alternativa per Siena. «Era un bel progetto, ho trovato gente che su progetti seri in Italia è pronta a investire e questo non è scontato», ha dichiarato ieri sera il banchiere all’uscita dall’incontro, durato un’ora e mezza. La proposta prevedeva un investimento da 2 miliardi di private equity (si è detto Atlas, Warburg Pincus, Pc Partners) e un aumento con diritto di opzione da 1-1,5 miliardi.

La Consob vuole capire se ci siano altre ragioni oltre a quelle esposte nella lettera inviata al consiglio lunedì e pubblicata dallo stesso Passera, dopo che la stessa Consob ne era stata messa a conoscenza: Mps, secondo la denuncia dell’ex banchiere, avrebbe impedito di mettere in piedi una «due diligence», in particolare sul portafoglio di crediti in bonis. Dal canto suo Mps ha respinto «all’unanimità» le richieste di Passera in quanto incompatibili con la necessaria riservatezza di un aumento di capitale. Lunedì dovrebbe toccare al ceo di Mps, Marco Morelli, dare la sua versione dei fatti.

Intanto dalla relazione all’assemblea Mps del 24 novembre emerge che le banche d’affari del consorzio guidato da Jp Morgan hanno raccolto la «sostanziale indisponibilità degli investitori istituzionali ad assumere importanti decisioni di investimento» prima del referendum del 4 dicembre. La delibera proposta chiede ai soci — oltre che di approvare un’operazione senza diritto di opzione che di fatto li falcidia — di autorizzare il riacquisto dei bond subordinati ma anche di quelli senior (che però a Siena indicano come ipotesi residuale), nonché del miliardo di bond Fresh, che tecnicamente non sono emessi da Mps ma sono convertibili in azioni della banca. I Fresh furono ideati da Jp Morgan nel 2008 per finanziare l’acquisto di Antonveneta. Per metà furono comprati dalla Fondazione Mps. Adesso in gran parte li avrebbe rastrellati il fondo hedge Attestor Capital, che sta trattando con Siena le condizioni di uno swap.

Fabrizio Massaro

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