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«Piano Mps entro febbraio Banche, sufficienti 20 miliardi»

Venti miliardi di euro basteranno. A ricordare la cifra, specificando che si tratta di una dotazione «ampiamente sufficiente» per supportare e salvare le banche in difficoltà è Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento vigilanza della Banca d’Italia. Davanti ai parlamentari delle commissioni Finanza di Senato e Camera Barbagallo riassume le misure contenute nel decreto varato alla fine di dicembre per salvare Mps, partendo da una breve premessa: la crisi economica si è portata via nove punti percentuali della ricchezza e un quarto della produzione industriale del Paese.

Il ruolo della UeA farne le spese sono state anche le banche. Compresa Mps. Tanto che il capo della vigilanza dedica un intero passaggio all’istituto senese e alla ricapitalizzazione per mano pubblica. Un’operazione che potrà avvenire solo dopo il via libera da parte della Commissione europea al nuovo piano di ristrutturazione, in fase di elaborazione da parte di Rocca Salimbeni. A vigilare sulla vicenda è la Bce di Francoforte che, come noto, ha stabilito l’entità della ricapitalizzazione in 8,8 miliardi di euro. Una cifra superiore ai 5 miliardi del fallito aumento di capitale predisposto da Mps.

La tempistica su MpsSui tempi dell’operazione Barbagallo è cauto quanto fiducioso: «Bisogna aspettare la valutazione della Commissione del piano di ristrutturazione». Un documento che l’istituto guidato da Marco Morelli presenterà già all’inizio del mese di febbraio. Non a caso, in audizione Barbagallo aggiunge: «Speriamo che in alcune settimane venga negoziato e autorizzato». La previsione di Bankitalia è che tra il vecchio piano della banca senese, che prevedeva la cessione di 27 miliardi di sofferenze, e quello nuovo predisposto da Morelli non ci siano grandi differenze. Un tema su cui probabilmente sarà chiamato a dare risposta lo stesso amministratore delegato di Mps in occasione dell’audizione in parlamento fissata proprio per oggi. Tra le poche certezze, come ricordato da Barbagallo, resta che per salvare Mps saranno utilizzati 6,5 miliardi, attingendo dai 20 miliardi ottenuti attraverso l’emissione di nuovo debito pubblico.

L’uscita dalla crisi«L’applicazione del decreto al caso Mps rappresenta un punto di svolta per la banca e rimuove un rischio elevato per l’intero sistema bancario. Risolvere questi problemi comporta costi elevati, ma che vanno confrontati con quelli che si genererebbero in caso di mancato intervento», specifica Barbagallo, aggiungendo che al provvedimento varato dal governo va riconosciuto che «rappresenta una misura fondamentale nel percorso di graduale uscita dalla crisi del nostro Paese».

Banche in risoluzioneNel documento presentato in audizione la Banca d’Italia ricorda gli sviluppi sul fronte della cessione di Nuova Banca Marche, Nuova CariChieti, Nuova CariFerrara e Nuova Banca Etruria finite in risoluzione. Un fattore di incertezza in via di superamento, sebbene sia necessario ricorrere al Fondo Nazionale di Risoluzione, sostenendo ulteriori oneri per 1,5 miliardi.

L’Abi vuole i nomiAd essere sentito in audizione è stato anche il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini. L’Associazione bancaria valuta positivamente gli effetti del decreto a tutela del risparmio e torna a chiedere che siano resi noti i nomi dei principali debitori insolventi del sistema creditizio. Sabatini inoltre sollecita un intervento urgente per evitare che la trasformazione delle banche popolari in spa finisca in stallo.

Andrea Ducci

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