Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Piano Mps, definitivo l’ok Bce Assemblea a inizio ottobre

Mps ha ricevuto il via libera definitivo da parte della Bce all’operazione di scissione di 8,1 miliardi di crediti deteriorati di Mps con relativa cessione ad Amco. L’autorizzazione è diventata ieri formale dopo che la banca non ha posto alcun rilievo all’ok giunto la scorsa settimana da Francoforte in forma di bozza preliminare. Di fatto ora l’istituto può ufficialmente avviare il cantiere relativo all’intero processo di scorporo che è sottoposto a una serie condizioni. La prima delle quali consiste nel disco verde all’operazione da parte dell’assemblea, che a quanto risulta al Sole 24Ore si terrà nei primi giorni di ottobre.

L’esito favorevole dell’assise è scontato, vista la predominanza del Mef nell’azionariato (68%), ma di per sé il passaggio è indispensabile, visto che la scissione non proporzionale di una parte del bilancio ad Amco, veicolo a sua volta posseduto dal Tesoro, comporta una serie di novità di rilievo per tutti gli azionisti di Mps. A valle del deal, d’altra parte, i soci di minoranza di Mps – che avranno l’opzione di mantenere le azioni Mps senza ricevere azioni Amco in cambio – arriveranno a detenere circa lo 0,8% del capitale di Amco, senza diritti di voto.

L’ok assembleare è come detto uno dei pre-requisiti perché l’intera operazione di scissione prenda corpo. Ma oltre ad esso vi sono altri paletti che la banca dovrà rispettare. Intanto, prima della data della scissione, Mps dovrà emettere, a condizioni di mercato, strumenti subordinati Tier2 per almeno 250 milioni. La Vigilanza chiede che a sottoscrivere il bond a condizione di mercato siano investitori privati, ma nel contempo ha approvato il fatto che il bond possa finire in mano anche a un’entità pubblica, e ciò rende il passaggio agevole. Il decreto è in rampa di lancio e a breve, forse già in settimana, dovrebbe essere approvato.

Resta da capire invece come verrà soddisfatta l’altra condizione prevista, peraltro indispensabile per portare in equilibrio gli indici di solidità una volta che la scissione sarà perfezionata. Bce ha chiesto che al Tier2 si aggiungano infatti strumenti subordinati più rischiosi, i cosiddetti Additional Tier1. Dell’ammontare complessivo di tale strumento – che fonti di mercato individuano in circa 700 milioni in termini di emissione – «almeno» il 30% dovrà essere sottoscritto da investitori privati. Chi si farà carico della sottoscrizione di un bond assimilabile all’equity in termini di rischiosità? Che si tratti di un fondo di investimento o una banca, gli investitori che entreranno in campo puntano ragionevolmente ad avere un ruolo nella partita che Mps è destinata a giocare nella fase successiva alla scissione, la cui realizzazione è fissata entro fine anno.

Di certo, un compito di primo piano in questo scenario lo avranno le banche d’affari che saranno coinvolte nel deal accanto a Mediobanca, oggi advisor di Siena sul fronte M&A. Francoforte chiede infatti che almeno 20 giorni prima della scissione tre banche di investimento consegnino tre “comfort letters” contenenti la conferma che, «secondo le rispettive analisi e stime», la banca è «ragionevolmente» in grado di far sottoscrivere ad investitori privati almeno il 30% dell’importo degli strumenti Tier 1 aggiuntivi potenzialmente emessi da Mps.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Quota 100 non è solo la misura pensionistica del governo Conte 1. È anche il numero di miliardi ch...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dieci giorni per tener fede agli accordi del 14 luglio. Se entro il 10 ottobre non si chiuderà la p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Bce potrebbe far cadere il suo tabù più grande: consentire all’inflazione di salire temporane...

Oggi sulla stampa