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Piano Mediobanca: Trieste, cessioni per avere tutta Ppf

MILANO — Quale sarà la nuova «missione» del Leone? Quale «cambio di passo» si aspetta il mercato dal nuovo group ceo Mario Greco? Ieri i primi report degli analisti dopo l’avvicendamento segnato sabato con la sfiducia a Giovanni Perissinotto e la decisione di sostituirlo con il manager proveniente da Zurich, hanno cominciato a studiare (e suggerire) i possibili prossimi passi del nuovo capoazienda.
In linea di massima le linee guida per il rilancio del Leone vengono individuate in un maggiore focus sulla redditività, una concentrazione sul core business con l’uscita da settori di attività come il private banking, una maggiore integrazione di un gruppo multinazionale che attualmente sembra, soprattutto sul mercato domestico, una «federazione» di compagnie, e un taglio dei costi con maggiori sinergie.
Il rapporto sotto questo profilo più articolato appare quello di Mediobanca Securities. Che identifica quattro principali «filoni» di intervento. Rispetto al capitale, gli analisti di Piazzetta Cuccia (maggior azionista di Generali con il 13,4%) ritengono che, nonostante il mercato speculi sulla possibilità di un aumento per rafforzare il margine di solvibilità del Leone, un intervento di questo tipo non rappresenti una priorità, considerati i prezzi ai minimi storici e la stima del margine attuale intorno al 133%, livello sufficiente per evitare emissioni diluitive. Mediobanca Securities suggerisce poi che Generali, per esercitare nel 2014 l’acquisto della quota di minoranza di Petr Kellner nella joint venture con Ppf, acceleri la vendita di alcuni asset, fra i quali era già stata individuata dagli stessi analisti l’israeliana Migdal, ceduta in marzo, oltre a Bsi e Generali Usa. Il terzo punto riguarda il rendimento degli investimenti: va aumentato e, se non vengono intravisti problemi particolari su immobiliare e reddito fisso, la principale ragione della debole performance è individuata nella sovraesposizione in titoli finanziari che hanno influito sul flusso di dividendi negli ultimi anni. Dato l’assorbimento di capitale degli investimenti in equity, Mediobanca Securities ritiene dunque necessario un cambiamento dell’asset allocation a favore di azioni con rendimenti più elevati. Infine è considerato opportuno che il nuovo ceo («Manager di grande reputazione») razionalizzi la struttura nel mercato domestico: il gruppo ha quartier generale a Trieste ma attività collocate a Mogliano Veneto, controlla due compagnie basate a Roma (Ina Assitalia e Fata) e una a Milano (Alleanza Toro) con significativa presenza a Torino: occorre centralizzare attività e uffici per migliorare l’efficienza complessiva. Fra le altre case di analisi che hanno commentato ieri il cambio al vertice di Generali, Nomura considera la nomina di Greco «eccellente» anche se avverte: a breve non potrà cambiare nulla, il nuovo top manager avrà bisogno di tempo. E Intermonte sottolinea che Greco sembra avere il supporto forte degli azionisti. Gli analisti si aspettano dunque «che il nuovo group ceo lavori soprattutto su tre linee guida: la gestione del patrimonio per rafforzarlo e consolidarlo; aumentare la redditività riorganizzando il mix produttivo, valorizzando il capital management con un focus sul business vita italiano e sull’assorbimento di capitale; rafforzare il gruppo di manager e migliorare la comunicazione e le relazioni con investitori e mercati».

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