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Il piano di Massiah promosso in Borsa. Poi la mossa a sorpresa

Il ceo di Ubi, Victor Massiah, ieri sera l’ha saputo a Londra, dove era volato per presentare il piano industriale. I suoi manager, caduti dalle nuvole. Nel giorno della presentazione della strategia al 2022, addosso alla banca lombarda arriva un colpo inaspettato e concentrico da parte di Intesa Sanpaolo e Bper; con la banca guidata da Carlo Messina che lancia l’offerta totalitaria di scambio (Ops), e quella guidata da Alessandro Vandelli che si accorda per rilevare 500 filiali nel Nord Italia, con il corollario dell’Unipol di Carlo Cimbri che punta al business assicurativo di Ubi.

Un colpo a sorpresa, comunicato nella notte, che punta a cambiare il volto bancario dell’Italia. Una mossa non concordata — dato che Massiah è stato avvisato poco prima della comunicazione ufficiale — orchestrata da Mediobanca come advisor insieme con lo studio legale Pedersoli, per conto di Intesa Sanpaolo. La banca d’affari, con il ceo Alberto Nagel e in prima fila il suo responsabile del Corporate e investment banking, Francesco Canzonieri, è anche global coordinator dell’aumento di capitale di Bper fino a 1 miliardo di euro, funzionale all’acquisto delle filiali. Bper è assistita dagli advisor Rothschild e dallo studio Chiomenti. Un’operazione definita in poche settimane, dicono fonti vicine al dossier.

Il timing — con la banca bresciano-bergamasca concentrata sul piano industriale — è stato micidiale.

Secondo fonti bancarie, la decisione di far partire l’attacco è stata presa non appena si è avuta la percezione che i fondi internazionali azionisti di Ubi — sono la maggioranza — avrebbero gradito un’offerta che valuta la banca il 25% in più, nonostante Ubi abbia corso molto nelle ultime settimane. Inoltre era ormai evidente che la combinazione potenzialmente perfetta Ubi-Banco Bpm non poteva realizzarsi. E che Mps è ancora non «sposabile» con altri istituti per problemi suoi interni. Anche la vigilanza Bce guidata dall’italiano Andrea Enria — assicuravano nella notte fonti finanziarie — ha dato il suo via libera; Intesa-Ubi potrebbe anzi fungere da modello per altre operazioni di risiko simili nell’Eurozona.

Toccherà comunque al consiglio di amministrazione giudicare l’offerta, come prevede la legge. Le caratteristiche sono tipiche di una mossa ostile. Proprio in mattinata Massiah aveva detto che il consolidamento ci sarà, ma che ancora non lo vedeva. Bisognerà vedere ora come si schiereranno i soci, dal Patto di consultazione — Car — che raccoglie il 18%, ai grandi fondi internazionali.

Il piano triennale di Ubi presentato ieri potrebbe dunque durare neanche un giorno. Massiah lo aveva designato «stand alone», destinato a cambiare pelle alla banca, più leggera ma più profittevole: 2.030 dipendenti in meno dagli attuali ventimila, 175 filiali da chiudere ma con una redditività che passa dal 4,7% all’8,3%, un utile 2022 di 665 milioni (dai 353 del 2019) e una quota dividendi del 40% ma che potrebbe salire ancora se il patrimonio crescesse oltre la soglia del 12,5%; una banca più fintech, con un «parziale ricambio generazionale» e investimenti in digitalizzazione per 210 milioni, una svolta sulla omnicanalità e forte attenzione alla domanda «sana» di credito. Le stime sono state conservative per espressa volontà del management: i proventi operativi cresceranno dello 0,3% ogni anno a 3,7 miliardi, grazie più alle commissioni che agli interessi, ancora a zero. Gli oneri operativi si attesteranno a 2,2 miliardi con un cost/income che scende dal 62,1% al 58,1%. In calo anche gli npl dal 7,8% al 5,2% a livello lordo, che saranno gestiti internamente, senza cessioni di grossi pacchetti. I sindacati nella mattinata di ieri si erano detti «preoccupati» per i 2.300 esuberi. Oggi si vedrà la loro reazione, adesso che il panorama bancario italiano potrebbe essere rivoluzionato.

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