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Il piano per la ripartenza che apre il paracadute per autostrade e aeroporti

La road map di Palazzo Chigi punta sulle infrastrutture ma rischia di complicare gli appalti. Il Cipe torna ad avere un ruolo centrale. Mancano riferimenti al digitale
Il documento è stato messo a punto dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica di Palazzo Chigi e traccia la road map per gestire la ripartenza dopo l’emergenza Coronavirus. E’ una bozza, si intitola «L’Italia e la risposta al Covid-19» e in 150 pagine definisce le modalità per riordinare competenze e procedure, in particolare negli appalti. «Le proposte di questo documento — si legge — sono orientate al perseguimento contestuale e urgente di 2 obiettivi: 1. La semplificazione e l’accelerazione degli investimenti in materia di opere pubbliche e dell’attività amministrativa; 2. La crescita economica e lo sviluppo sostenibile delle comunità locali». A corredo del lavoro ci sono nuovi articoli di legge, modifiche a norme esistenti e relazioni illustrative che a detta di chi tra gli addetti ai lavori ha avuto modo di leggerle, rischiano di rendere in realtà ancora più farraginose le procedure per l’avvio dei cantieri. Ma soprattutto si fa notare l’assenza di programmi su temi fondamentali come le infrastrutture digitali o le industrie in crisi.

Le infrastrutture
Non è insomma l’atteso «Piano Marshall», ma un piano che affronta soprattutto il tema delle infrastrutture, costruito tutto attorno al Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, i cui poteri, che si sono andati riducendo da quando nel 2006 è stato messo sotto la Presidenza del Consiglio, ne uscirebbero decisamente rafforzati, insieme a quelli di Palazzo Chigi sulle materie economiche.

«Lo sforzo di questo documento — scrivono gli esperti del Dipe — è di formulare proposte per ricentralizzare il ruolo del Cipe in materia di investimenti infrastrutturali, associando la programmazione degli interventi più importanti con forme di semplificazione procedurale nelle fasi di approvazione» e «assicurando dei poteri reali di coordinamento ed indirizzo per il Presidente del Consiglio, in materia di programmazione economica del Paese».

I tecnici che hanno redatto il documento spiegano che si tratta della sintesi delle istanze avanzate da diverse parti, dalla Cdp, all’Anci, dall’Ance a InvestItalia, dall’Aiscat ad Assoaeroporti.

A queste ultime due, in particolare, è dedicato molto spazio. Nel documento vengono illustrate nel dettaglio le proposte avanzate dalle associazioni dei concessionari autostradali e di quelli aeroportuali per la sospensione del pagamento degli oneri concessori, fiscali e contributivi in questo periodo di emergenza. Insieme a quella di mettere a carico dello Stato il costo per tenere aperti gli aeroporti attualmente operativi. E di far fronte all’erogazione di un contributo per assicurare la continuità e la sicurezza del servizio autostradale. «Alcune di queste misure sono già incluse nel decreto “Cura Italia” — scrivono gli esperti di Palazzo Chigi —, per le quali, quindi, si potrebbe pensare a un rafforzamento, e alcune altre sono incluse in emendamenti che sono stati presentati».

Ampio spazio è dedicato anche al ruolo dei comuni per il rilancio delle infrastrutture. Insieme al riordino delle funzioni nelgli appalti viene affrontato anche il tema delle risorse, che non vanno limitate: «I Comuni — notano gli esperti del Dipe — sono soggetti a vincoli risalenti a quasi 10 anni fa su voci di spesa essenziali per far funzionare la struttura e attuare le riforme».

Lo snodo del Cipe
Sebbene si tratti di una bozza, per come è impostata rischia di creare qualche discussione tra le forze di governo, andando a intervenire in ambiti che non ricadono esclusivamente sotto le competenze del premier. Il piano del Dipe tocca settori di grande peso, visto che si tratta di appalti e infrastrutture, attraverso cui il documento arriva però a ridefinire anche il ruolo degli enti locali e a rivederne, ampliandoli, i poteri di spesa.

E poi c’è il tema del rafforzamento del Cipe, oggi di fatto svuotato dopo aver perso le competenze sul Documento di economia e finanze e aver visto ridursi il potere decisionale su atti tornati di esclusiva competenza dei ministeri. Il Cipe diventerebbe una super cabina di regia, aumentando il perimetro dei poteri di Palazzo Chigi. Nel quadro del piano di rilancio per l’Italia viene infatti ritenuto tra le altre cose «indispensabile costituire una Cabina di regia nazionale (individuata nel ruolo che le norme già oggi assegnano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri mediante il Dipe e il Cipe) — si legge — che dia certezza alla programmazione degli investimenti necessari, la loro durata nel tempo e coordini l’insieme delle misure dell’intervento pubblico, oggi eccessivamente parcellizzato».

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