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Il piano Juncker Le opportunità per fibra e Casa Italia

Banda larga e una parte di Casa Italia, il piano del governo per la ricostruzione post-terremoto. Due progetti fondamentali per il Paese che potrebbero beneficiare del sostegno del Fondo per gli investimenti strategici (Feis), il braccio operativo del piano Juncker, lanciato dal presidente della Commissione europea due anni fa. Il piano è a una svolta. A settembre nel suo discorso sullo stato dell’Unione Jean-Claude Juncker ha proposto di rafforzarlo per stimolare ulteriori investimenti. E domani l’Ecofin — la riunione dei ministri finanziari dei 28 Stati membri — dovrà negoziare la posizione comune sulla proposta della Commissione di raddoppiare la durata del piano, estendendolo sino alla fine del 2010, e di aumentare la capacità del Feis da 21 a 33,5 miliardi di garanzie, con un aumento dell’obiettivo degli investimenti totali grazie all’effetto leva dagli attuali 315 miliardi ad almeno 500 miliardi.

Un primo bilancioMercoledì sarà poi la volta del Comitato europeo delle Regioni, che in plenaria adotterà il parere sulla seconda fase del piano, in cui sono recepite le osservazioni e le proposte degli enti locali. Il trilogo tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo dovrebbe concludersi ad aprile. Nelle scorse settimane la Commissione Ue ha reso pubblici i risultati di tre valutazioni, tra cui una indipendente prevista quando è stato istituito il Feis. La Commissione ha pubblicato la sua il 14 settembre. La Bei, che è partner strategico (sono suoi 5 miliardi di garanzie che con il rafforzamento del piano saliranno a 7,5 miliardi), l’ha presentata il 5 ottobre. Infine il 14 novembre quella della società di revisione contabile internazionale Ernst&Young. E tre giorni prima il report della Corte dei Conti Ue, che aveva manifestato alcune criticità sul piano e alcuni dubbi sull’opportunità di un prolungamento.

Ma le altre tre relazioni hanno registrato che il Feis ha già aumentato l’accesso ai finanziamenti e mobilitato capitali privati. Hanno anche individuato i settori in cui il piano di investimenti potrebbe essere migliorato. Il vicepresidente della Commissione Jyurki Katainen ha spiegato che è previsto un rafforzamento del concetto di addizionalità dei progetti sostenuti dal Feis, cioè dovranno affrontare i fallimenti del mercato e le situazioni di investimento subottimali. E dal Consiglio domani dovrebbe uscire la richiesta di rendere eleggibili progetti che riguardano settori nuovi come lo sviluppo rurale e progetti cross-border.

Anche il Parlamento Ue è a favore di un rafforzamento del piano Juncker. «Sta funzionando — spiega Roberto Gualtieri, eurodeputato S&D e presidente della Commissione per i problemi economici e monetari —. C’è un corretto meccanismo di leva. Certo può essere migliorato. Va rafforzata l’addizionalità e la capacità di fusione con i fondi strutturali. E va affrontata la questione del costo delle garanzie a prezzi di mercato, che non sempre è la soluzione più efficace. Inoltre bisogna partire con progetti più ambiziosi attraverso le piattaforme. La possibilità di scorporare gli investimenti fatti attraverso le piattaforme dal Patto di Stabilità è importante. Potrà essere usata nel nostro Paese per finanziare, ad esempio, la banda larga nelle zone intermedie, ma anche per una parte del progetto Casa Italia».

L’ItaliaDal lancio del piano nel 2014, in Italia hanno beneficiato del sostegno del Feis 191.300 società di piccole dimensioni e startup: finanziamenti per 1,3 miliardi attraverso 40 accordi con intermediari finanziari che si prevede attivino investimenti per 20,4 miliardi. Vanno poi aggiunti 20 progetti per l’innovazione e le infrastrutture che ammontano a quasi 2,6 miliardi di finanziamento della Bei, sempre tramite il Feis, che dovrebbero mettere in moto oltre 6,8 miliardi di investimenti. L’Italia si trova così in cima alla classifica dei Paesi che più stanno sfruttando il Feis. Dietro ci sono Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania. Se si guarda ai risultati europei nel complesso, a metà novembre le operazioni approvate dal Feis hanno raggiunto il valore di 27,5 miliardi, che dovrebbero attirare un totale di investimenti per circa 154 miliardi.

Anche a livello Ue è il settore delle Pmi ad avere risposto più rapidamente, con 380 mila imprese coinvolte. La sezione del Feis destinata alle Pmi è stata anche dotata di ulteriori 500 milioni. A fine giugno la quota di investimenti privati era del 63%, dunque la capacità di attrazione di altro capitale rispetto a quello impegnato dagli strumenti Ue (il moltiplicatore) è di 1 a 14,1 per le operazioni firmate (1 euro pubblico rispetto al totale dei fondi attirati), considerato in linea con l’obiettivo di 1 a 15. Uno dei perni del successo del piano Juncker in Italia è la Cassa depositi e prestiti, che nelle operazioni con le Pmi contribuisce per oltre il 40% all’importo che la Bei prevede di ottenere con i propri investimenti, contro una media del 30% degli altri Istituti nazionali di promozione. Oltre alla piattaforma di investimento 2i per l’impresa, sono in fase di lancio altre due piattaforme, una delle quali destinata alle infrastrutture.

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