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Piano Juncker al via: ecco come la Bei assegna la «pagella»

Approda domani al cda della Bei la lista dei “pionieri” del piano Juncker. Sono i primi progetti che inizieranno a ottenere le risorse in attesa della piena operatività dell’Efsi,il Fondo strategico per gli investimenti europei. Sul tavolo della task force che riunisce gli esperti della Commissione Ue e della Banca del Lussemburgo i progetti approdati sono già circa 1.800, ma c’è spazio anche per altri. L’Italia punta su 98 investimenti nei settori dell’energia, della banda larga, dell’edilizia scolastica, dell’ambiente e non esclude la possibilità di presentare una lista aggiornata in futuro. Come verranno selezionati per ottenere il bollino di qualità e i finanziamenti? Quali sono i criteri determinanti per sperare nel via libera? 
«I progetti italiani – spiega Romualdo Massa Bernucci, direttore Bei per l’Italia, Malta e i Balcani e dal prossimo luglio vice-direttore generale per i finanziamenti della Banca del Lussemburgo – sono sicuramente tutti prioritari, in particolare quelli nel settore delle tlc, dove il nostro Paese sconta un forte ritardo, ma occorrerà vedere se risponderanno ai criteri previsti. Nell’esame la Bei avrà un ruolo chiave ed è pronta a fare tutto il possibile. Non è stata creata una nuova metodologia, ma utilizzeremo quella consolidata per la nostra attività: il progetto non è un pacchetto chiuso, tutto è all’insegna del dialogo continuo. Non ci sono quote per Paese e la valutazione avverrà sulla qualità degli investimenti proposti».
Lo screening è doppio: oltre alla valutazione finanziaria è previsto un esame tecnico-economico sulla base di tre pilastri, che valutano il progetto e il suo contributo alla crescita, la coerenza con le politiche Ue e il potenziale valore aggiunto del finanziamento Bei. Nel primo è determinante l’aspetto economico, con la stima del considdetto economic rate of return, il tasso di ritorno economico, ma contano anche altri aspetti, come la solidità delle scelte tecniche e la qualità del project management. «Un aspetto – ricorda Massa Bernucci – che differenzia la nostra analisi da quella delle banche commerciali».
Un tasso di ritorno economico accettabile per un’infrastruttura è di almeno il 5%, ma a fare la differenza, e a volte persino a modificare il giudizio finale, saranno altri fattori, come l’impatto ambientale.
Una corsia preferenziale sarà poi riservata agli investimenti in grado di generare nuovi posti di lavoro, sia nella fase di realizzazione sia in quella dell’utilizzo dell’opera. Tra le qualità più apprezzate di chi siede dall’altra parte del tavolo c’è la flessibilità: la Banca del Lussemburgo valuta infatti la capacità del promotore di individuare i rischi legati al progetto e alla sua disponibilità a trovare soluzioni, con un impegno sottoscritto legato all’erogazione del finanziamento. A premiare è anche la disponibilità a valutare soluzioni alternative per migliorare la qualità del progetto.
Soddisfatti questi requisiti la strada non è ancora spianata, perché entra in gioco il secondo pilastro. Ad avere la precedenza saranno i progetti compatibili con le politiche europee. «Nella valutazione – dice Massa Bernucci – la priorità verrà riservata alle Pmi, alla ricerca, alle grandi reti transeuropee e a quelle energetiche, alle azioni che promuovono la coesione territoriale, come quelle a favore del Mezzogiorno in Italia». Infine la Bei dovrà esaminare i vantaggi del suo intervento e il potenziale contributo tecnico.
Dopo l’esame ai raggi X viene espressa una valutazione su ciascuno di questi aspetti, con una gamma compresa tra “eccellente” e “non accettabile”. In quest’ultimo caso l’iter si ferma, negli altri lo staff procede al giudizio complessivo e prepara una nota sintetica per il Comitato direttivo che si riunisce una volta alla settimana. Superato questo scoglio, la palla passerà al board della Bei, ma nel frattempo sarà possibile iniziare a negoziare il contratto di finanziamento. La durata minima dell’istruttoria è di tre mesi. Dopo il parere della Bei, che è vincolante, il progetto verrà presentato al Comitato per gli investimenti dell’Efsi, il nuovo fondo Ue, per il via libera finale sull’inclusione nel piano Juncker. La governance del Comitato è ancora in discussione: un ulteriore tassello verrà sistemato oggi con il voto della commissione congiunta economia e bilancio dell’Europarlamento. «Se un progetto – fa notare Massa Bernucci – non rientra nel piano Juncker ma ha concluso positivamente l’istruttoria della Bei, può ottenere comunque le nostre normali linee di credito».
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