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Piano Juncker al debutto: la Bei premia sette progetti

«A convincere la Bei è stato un mix di fattori: la produzione di acciai di nuova generazione grazie all’attività di ricerca e sviluppo, l’incremento della catena del valore aggiunto, la riambientalizzazione del sito di Servola e il salvataggio di oltre 400 posti di lavoro». A parlare è Mario Caldonazzo, ad di Finarvedi, holding di Arvedi, la prima azienda italiana che ha ricevuto i finanziamenti sotto l’ombrello del Piano Juncker nell’aprile 2015.
I numeri sono ancora piccoli, perché finora sono sette i progetti italiani che hanno ricevuto l’ok del cda della Banca del Lussemburgo, ma il nostro Paese si situa in pole position insieme a Francia e Gran Bretagna. Lo rivela la lista delle 42 operazioni approvate o siglate lo scorso anno dalla Bei con la garanzia dell’Efsi, il Fondo europeo per gli investimenti strategici, motore del Piano. Finora hanno avuto luce verde tre finanziamenti a imprese irlandesi, mentre Danimarca e Olanda sono a pari merito con due. In coda Belgio, Finlandia, Polonia, Slovacchia, Croazia e Svezia, che hanno ottenuto un accordo ciascuno. La Germania compare una volta sola con il finanziamento destinato alla banca regionale franco-tedesca SaarLB. A ricevere i maggiori riconoscimenti è stato finora il settore dell’energia con 17 progetti finanziati, seguito dai trasporti e dagli investimenti innovativi.
Complessivamente, se si sommano anche le 84 operazioni gestite sotto la regìa del Fei, che offre controgaranzie alle banche per aumentare il volume dei finanziamenti alle Pmi, sono state 126 le operazioni già inserite nel piano europeo. Insieme danno vita a finanziamenti totali per 7,5 miliardi e investimenti smobilizzati per circa 50 miliardi rispetto a un effetto leva di 315 miliardi stimato entro il 2017.
Se si restringe il focus solo sulle operazioni già finalizzate, la dote stanziata è di 2,95 miliardi, dei quali 1,33 in Italia. Qui tra i sette progetti citati sono sei – il livello più alto nella Ue – quelli che hanno già portato all’erogazione dei finanziamenti, mentre il dossier Autovie Venete ha avuto l’ok del cda della Bei, ma non è ancora stato finalizzato. A questi si aggiungono 10 operazioni siglate dal Fei, il Fondo europeo per gli investimenti con organismi finanziari, banche e Cdp, destinati a fornire controgaranzie per aumentare la potenza di fuoco dei finanziamenti alle Pmi.
Chi sono i pionieri italiani? Vecchie conoscenze della Bei come Telecom Italia o neofiti come Novamont, azienda novarese attiva nella biochimica e nelle bioplastiche che era stata inserita tra i 98 progetti prioritari inviati dal governo a Bruxelles nel novembre 2014. «I primi contatti – racconta Giulia Gregori, responsabile della pianificazione strategica – sono avvenuti con il ministero dello Sviluppo economico e il Tesoro. I colloqui con la Bei sono iniziati solo in un secondo tempo, nel marzo 2015». La finalizzazione del prestito da 15 milioni è arrivata a dicembre e servirà a finanziare due progetti del valore complessivo di 105 milioni: da un lato, spiega Gregori, la riconversione di due siti industriali in crisi a Patrica, nel Lazio, e a Terni in bioraffinerie, dall’altro attività di Ricerca e sviluppo in Piemonte che consentirà una diversificazione dei prodotti. «Due aspetti – sottolinea Gregori – che contribuiranno a rilanciare la competitività europea. La due diligence è stata un processo molto costruttivo, ma anche impegnativo. Un aspetto che ha premiato è stata la nostra attenzione all’innovazione, che ci ha consentito di attivare borse di formazione per 20 ricercatori per tre anni». Il risultato, conclude, «non è solo un prestito a condizioni vantaggiose, ma una certificazione di qualità legata all’esame della Bei che ora può essere spendibile a livello europeo».
Tra i pionieri figura anche 2i Retegas, secondo operatore nazionale nel settore della distribuzione del gas metano. Il finanziamento da 200 milioni, racconta il direttore finanziario Antonio Pettini, «contribuirà all’installazione di oltre 2,8 milioni di contatori elettronici domestici tra il 2015 e il 2018 e alla creazione di un sistema centralizzato di telelettura e telegestione dei contatori». A facilitare e velocizzare l’iter, spiega Pettini, «è stata anche la credibilità della nostra azienda, che nel 2014 ha quotato un’emissione obbligazionaria sulla Borsa irlandese ottenendo il livello di investment grade dalle agenzie di rating».
Telecom Italia ha invece ottenuto 500 milioni per lo sviluppo delle reti a banda ultralarga. «Il nostro progetto, in linea con gli obiettivi dell’Agenda digitale europea – spiegano dalla società- è stato presentato all’inizio del 2015 ed è stato giudicato idoneo. L’aver ricevuto la garanzia concessa dall’Efsi ci ha permesso di migliorare ulteriormente i termini economici del finanziamento e di allungarne la scadenza». Ora «continueremo il lavoro con Bei per includere sotto l’ombrello del piano Juncker altri investimenti». L’operazione siglata con Trenitalia è invece innovativa sia per il settore – le tratte regionali per i pendolari – che per la costruzione finanziaria. «Sul piano tecnico – spiegano dalla società – il grande lavoro svolto è stato quello di creare le condizioni contrattuali e finanziarie ideali affinché la Bei diventasse sottoscrittrice di un titolo obbligazionario emesso da Fs a valere sul proprio Programma Emtn quotato presso la Borsa irlandese». Il finanziamento «riguarda gli investimenti previsti in Lazio, Liguria, Toscana, Veneto e Piemonte e contribuisce alla copertura del 43% del fabbisogno totale per l’acquisto di 49 motrici e 250 carrozze a due piani».
L’unica realtà del Mezzogiorno inserita finora nei fondi Bei per il piano Juncker è Raffineria Milazzo, frutto di una joint venture paritetica tra Eni e Q8 Italia. «Il nostro progetto, che ha ottenuto un finanziamento di 30 milioni dalla Bei – dice il direttore finanziario Luca Franceschini – punta sulla protezione ambientale, l’efficienza energetica e la sicurezza. Il confronto con la Bei è stato costante, con un esame ai raggi X degli aspetti finanziari, ma anche di quelli tecnici da parte di un team cosmopolita. Il risultato è un riconoscimento al nostro impegno ambientale e dimostra che il piano Juncker è reale e avvicina l’Europa» .

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