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Piano italiano sugli investimenti Ue

Forte del suo ruolo di presidente dell’Unione, il governo italiano intende utilizzare una prossima riunione dei ministri delle Finanze per sostenere l’urgenza di rilanciare gli investimenti nella zona euro in un contesto di preoccupante stagnazione e di pericolosa deflazione. L’Italia propone di creare un fondo ad hoc, finanziato dai Paesi membri e dall’Unione, per sostenere la spesa in aree prioritarie, quali i trasporti, l’energia e l’economia digitale.
Il prossimo Ecofin si svolgerà a Milano venerdì e sabato della prossima settimana. In questa occasione, prendendo spunto dall’ultima riunione di luglio e dall’impegno dei ministri di discutere della difficilissima situazione economica, il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan ha preparato una serie di documenti in cui cavalca l’idea di investimenti pubblici e privati per aiutare la crescita e l’adozione di impopolari riforme economiche.
Tra le direttrici individuate dalla presidenza italiana, vi sono un uso più efficace e trasparente delle cartolarizzazioni; un accesso più facile delle piccole e medie imprese ai mercati finanziari; standard omogenei per meglio valutare lo stato di salute delle imprese più piccole in modo da facilitare il finanziamento extra bancario delle società. Secondo l’Italia, l’Ecofin deve assumere un ruolo attivo nel promuovere gli investimenti e correggere lo sfasamento tra risorse e progetti.
La Commissione europea ha messo l’accento sulla carenza di investimenti in quattro aree cruciali: l’economia verde; le reti di energia e trasporto; il mercato unico digitale; e le infrastrutture sociali. Per sostenere gli investimenti in questi settori, Roma intende proporre ai suoi partner un fondo ad hoc (l’ammontare è ancora in discussione) che possa usare le risorse della Banca europea degli investimenti e delle banche pubbliche nazionali, con la possibilità di rafforzare gli attuali livelli di capitale di queste istituzioni.
Troppo spesso, secondo il governo italiano, i flussi d’investimento sono rivolti a regioni già ricche e industrializzate. Per vari motivi – organizzativi, regolamentari, politici, istituzionali – le regioni che più avrebbero bisogno di sostegno economico soffrono di una carenza di investimenti. Roma quindi propone un maggiore coordinamento dei piani d’investimento nell’Unione. In questa ottica, l’Ecofin dovrebbe sostenere politicamente i progetti di interesse europeo.
In luglio, il presidente designato della Commissione Jean-Claude Juncker ha proposto un piano di investimenti da 300 miliardi di euro, appoggiato di recente anche dalla Banca centrale europea. C’è consenso sulla necessità di sostenere la crescita per lottare contro disoccupazione e deflazione, ma vi sono inevitabili differenze nazionali su come sostenere gli investimenti. L’altra strada per aiutare l’economia è quella della flessibilità (più o meno nuova) con cui applicare le regole di bilancio del Patto di Stabilità.
Su questo delicato fronte, ieri qui a Bruxelles durante una audizione parlamentare, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha sottolineato: «La Commissione europea dovrà applicare la flessibilità senza danneggiare la credibilità di quanto concordato». E ha aggiunto: «Se i Paesi chiedono di avere più tempo» per rispettare i vincoli del Patto di stabilità e crescita su deficit e debito, «bisogna assicurarsi che quel tempo non sia sprecato e venga impiegato per attuare le riforme».
Quanto ai Paesi che, come l’Italia, rispettano il limite del 3% nel rapporto deficit/Pil – e devono raggiungere il pareggio strutturale di bilancio (vale a dire l’obiettivo di medio termine), Dijsselbloem ha detto: «Dobbiamo considerare che l’obiettivo include l’elemento del tempo, il medio termine, così come le riforme, che richiedono tempo per avere effetto. Quando facciamo i calcoli per determinare l’obiettivo per un Paese, dobbiamo tenerne conto».
Dopo aver insistito su un uso più flessibile del Patto, Roma ha deciso di puntare su un rilancio della crescita, complice la cautela di molti Paesi nel discutere (pubblicamente) di una interpretazione meno rigida delle norme di bilancio. La questione tornerà d’attualità in autunno quando la Commissione europea dovrà pubblicare nuove stime economiche, valutare le Finanziarie 2015, e aprire il dibattito che porti a una valutazione delle recenti riforme del Patto di stabilità.

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