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Piano giovani, rilancio con 25 misure

Sul piatto ci sono tra 1,2 e 1,4 miliardi da spendere nel biennio 2014/15 per contrastare la disoccupazione giovanile e rafforzare i servizi per l’impiego. Dopo l’approvazione, a fine ottobre, del documento preparatorio al Piano per l’attuazione della Youth guarantee, è aperto il confronto all’interno della task force tra ministero del Lavoro e Regioni per definire gli aspetti fondamentali del progetto: i servizi che dovranno essere forniti su tutto il territorio nazionale e i relativi costi standard, la rete dei punti di accesso fisici e virtuali, il sistema nazionale di monitoraggio e quello informativo con gli annunci di lavoro. L’obiettivo del ministro Enrico Giovannini è inviare il piano a Bruxelles entro fine mese (come già fatto da Repubblica ceca, Croazia, Lituania, Lussemburgo, Polonia e Slovacchia).
Nella mappa che si sta tracciando sono inseriti 25 interventi (compresi quelli già in vigore introdotti dal Dl 76/2013), a partire da un decreto ad hoc – dopo un accordo Stato-Regioni – dove saranno definiti i livelli minimi di servizio che dovranno essere garantiti dai centri per l’impiego, con l’eventuale definizione anche di costi massimi (per esempio, un bilancio delle competenze di un lavoratore potrebbe avere un costo massimo di 45 euro l’ora).
È allo studio anche la messa a punto delle azioni che potranno essere finanziate, tra quelle al momento ipotizzabili: un’offerta di lavoro, eventualmente accompagnata da un bonus occupazionale, uno stage abbinato a una borsa di tirocinio, il servizio civile, l’inserimento in un percorso di formazione o istruzione, l’accompagnamento all’avvio d’impresa.
Partiamo dal budget: sulla base delle stime sui dati 2012 relativi alle Regioni con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%, l’Italia riceverebbe 532 milioni di euro a titolo di Youth guarantee. A questi fondi devono aggiungersi altri 532 milioni attinti dal Fondo sociale europeo, oltre al cofinanziamento nazionale. A quanto si apprende, per il momento, si ragiona su una stima prudenziale al 20%, con una disponibilità complessiva che sarebbe di circa 1,2 miliardi, ma si potrebbe anche arrivare al 40% e le risorse salirebbero a 1,4 miliardi.
Nella lista dei 25 interventi è inserito, per esempio, un bonus premio per apprendisti di primo livello – rivolto ai Neet tra i 15 e i 18 anni -, con un possibile budget da 60 milioni, mentre per le altre forme di apprendistato sono al vaglio incentivi economici (circa 100 milioni di euro) da sommare agli sconti contributivi già esistenti, razionalizzando e omogeneizzando le tante iniziative regionali e nazionali. Un bando ad hoc (240 milioni) potrebbe riguardare il servizio civile; un altro borse di studio per tirocini (120 milioni). E ancora: oltre 400 milioni per bonus occupazionali per promuovere esperienze lavorative dei Neet; 250 milioni per la formazione specialistica dei giovani inattivi o disoccupati con qualifica o diploma; poco più di 100 milioni per favorire il lavoro all’estero. Tutte misure – ancora ipotesi al vaglio della struttura di missione costituita al ministero del Lavoro – che si andranno ad affiancare a quelle previste dal Dl 76 (che ha stanziato quasi 800 milioni per incentivare le assunzioni di under 30).
Le risorse dovrebbero essere articolate su un programma nazionale che vedrà le Regioni assumere il ruolo di organismi intermedi per la gestione diretta della gran parte delle azioni. La fetta regionale sarà distribuita sul territorio in relazione al numero di disoccupati under 25, con una quota del 4% del totale (circa 48 milioni di euro) riservata all’assistenza tecnica. Si prevede che le Regioni abbiano la responsabilità di attuare le azioni dirette, esclusa quella di counselling da realizzarsi in ambito scolastico. All’amministrazione centrale dovrebbe spettare invece la costruzione della piattaforma tecnologica e del sistema di monitoraggio e di valutazione.
Un nodo che ancora deve essere sciolto riguarda le modalità di utilizzo delle risorse: considerando il budget limitato, se la platea dei beneficiari sono da un lato non solo i giovani disoccupati, ma anche i Neet, si rischia di avere una somma media che non supera i mille euro a testa. Per evitare che questo accada, alcune Regioni, come la Lombardia, propongono di orientare le risorse «a risultato», quindi pagare le prestazioni erogate dai servizi pubblici e privati nel momento in cui riescono effettivamente a collocare i giovani. Un altro tema da chiarire, secondo le Regioni, riguarda la titolarità dei centri per l’impiego: il processo di abolizione delle province – oggi enti titolari dei centri – rischia, infatti, di creare ritardi al programma, e quindi dovrà essere gestito evitando complicazioni burocratiche.

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