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Piano giovani, accordo vicino

Sul piatto ci sono 1,5 miliardi da spendere tra il 2014 e il 2015. Un “tesoretto” da impiegare con efficacia per risolvere almeno in parte il dramma della disoccupazione giovanile, a livello record oltre il 40%, e con un esercito di oltre un milione di Neet, ragazzi fino ai 25 anni che non studiano e non lavorano. Da gennaio arriveranno dalla Ue, che in cambio chiede di dare attuazione alla Youth Guarantee, assicurando ai giovani un’offerta di lavoro, apprendistato o tirocinio entro 4 mesi dal termine della scuola o dalla perdita del precedente lavoro.
Il cantiere è aperto, dopo che il decreto 76 del giugno scorso ha dato l’avvio al progetto, costituendo una struttura di missione – che riunisce il ministero, Isfol e Italia Lavoro, Province e Regioni – incaricata di gestire il programma e, proprio in questi giorni, le parti stanno lavorando per fare la sintesi tra le diverse soluzioni proposte. Nel piano complessivo saranno definiti in concreto gli obiettivi, le risorse, gli indicatori di risultato e i tempi di attuazione delle misure. Il calendario da rispettare è serrato: bozza di accordo Stato/Regioni entro fine mese e poi la messa a punto del piano definitivo da trasmettere a Bruxelles entro dicembre.
Quattro punti chiave
Se sembra esserci un consenso di massima su alcuni punti chiave – come l’obiettivo di realizzare politiche attive del lavoro basate sulle migliori prassi già sperimentate -, il confronto è aperto su modelli di governance e di controllo da adottare. La proposta presentata dai tecnici di via Veneto si basa su 4 punti cardine: piano nazionale, monitoraggio continuo, servizi e costi standard su tutto il territorio, risorse assegnate sulla base dei risultati raggiunti o sulla capacità di assicurare determinati servizi nei tempi stabiliti. Il piano nazionale punta alla realizzazione di un Pon (Programma operativo nazionale) più accordi specifici e dettagliati per ogni Regione con l’obiettivo di assicurare a tutti i giovani del target in ogni parte del territorio – da Bolzano a Palermo – i servizi, gli interventi e gli incentivi della Garanzia. Le Regioni si collocherebbero a un livello intermedio e più operativo facendo da anello di congiunzione con la rete dei centri per l’impiego, agenzie per il lavoro e scuole impegnate a offrire servizi di placement ai giovani.
L’idea del Pon non convince le Regioni che vorrebbero invece gestire le risorse europee nell’ambito dei Por, Piani operativi regionali, e avere maggiori margini di manovra. «Il dialogo è costruttivo – precisa Gianfranco Simoncini, il coordinatore degli assessori regionali al lavoro – e contiamo di arrivare presto a un accordo».
Il monitoraggio
È prevista, poi, la realizzazione di un sistema di monitoraggio continuo, che dovrà verificare il funzionamento e gli esiti del piano di azione. La piattaforma informatica di riferimento dovrebbe essere il sistema usato dai centri per l’impiego e dal sito del ministero dedicato all’incontro tra domanda e offerta (cliclavoro).
Ma in concreto, quali azioni saranno definite? Una prima linea di intervento si concentra sui programmi di orientamento nelle scuole. Una seconda riguarda l’apprendistato professionalizzante, che ha visto la scorsa settimana (si veda Il Sole 24 Ore del 18 ottobre) completarsi il quadro normativo con l’adozione delle linee guida nazionali approvate dalle Regioni per uniformare su tutto il territorio l’offerta formativa pubblica. Nei piani del Governo – oltre al completamento del repertorio dei titoli e delle qualifiche – c’è poi quello di costruire una serie di “menu” mixando più interventi di politica attiva, che possono essere applicati a livello regionale in base alle differenti situazioni territoriali. Questi percorsi potranno essere finanziati individualmente, con l’assegnazione di voucher ai giovani più bisognosi e meritevoli.
L’obiettivo non è semplice e per accelerare i tempi si punta a fare tesoro di quelle iniziative che a livello locale hanno dato buoni risultati, come la “dote” lombarda, che prevede per ciascun lavoratore un pacchetto di servizi personalizzati (riqualificazione, orientamento o ricerca) e offre incentivi agli operatori in base ai risultati raggiunti. Questa è una strada che potrebbe essere adottata a livello nazionale; l’altra possibilità è assegnare i fondi in base alla capacità di allestire servizi di livello standard in tempi prestabiliti.

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