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Il piano francese tinto di verde

«Quando la Germania e la Francia vogliono, l’Europa può». Le parole del ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire mostrano quanto la presentazione congiunta dei piani di rilancio europeo da parte di Parigi e Berlino – avvenuta ieri in via telematica con la partecipazione di Olaf Scholz, il collega tedesco – volesse avere un carattere anche simbolico. A livello interno, ma anche internazionale, a uso e consumo degli alleati e della stessa Unione europea, invitata ad accelerare l’iter di approvazione del piano e di distribuzione delle risorse.

Le novità vere non sono moltissime: il piano tedesco è stato consegnato alla Commissione Ue il 13 gennaio 2021, quello francese – che sarà consegnato oggi insieme a quello italiano e spagnolo – ripercorre con qualche importante eccezione il Plan de relance presentato a settembre 2020, che supera per valore (100 miliardi contro 41 miliardi) il piano finanziato con fondi europei.

Le novità sono soprattutto nei dettagli: il piano europeo di rilancio occupa del resto ben 727 pagine, contro le 296 di France relance (e le 45 pagine del piano tedesco). Tre i punti chiave, ha spiegato Le Maire, nel programma francese: transizione energetica, che la Francia interpreta soprattutto come una forma di indipendenza energetica, alla quale andrà il 50% delle risorse; la competitività, che anche in questo caso assume l’aspetto di «sovranità tecnologica»; e la coesione sociale, importante in un Paese sempre più diviso tra città e campagna come la Francia, con una particolare attenzione per i giovani.

Sono punti chiave di una strategia già ampiamente illustrata. La conferenza stampa è stata allora, per Le Maire, anche l’occasione per ricordare i successi del “vecchio” piano nazionale, che ha già messo in moto circa 30 miliardi di euro, con una particolare attenzione verso la rilocalizzazione (la nascita di nuove imprese, più che il ritorno delle imprese delocalizzate in Francia) delle aziende in settori giudicati strategici. Sono state inoltre presentate 230mila domande di ristrutturazione energetica di edifici.

La vera novità, e il punto dolente in una Francia che si avvia rapidamente alle elezioni presidenziali di aprile 2022 e al successivo voto parlamentare, è il piano di riforme che del piano di rilancio fa parte integrante. «Voglio essere chiaro – ha detto Le Maire – non introduciamo le riforme a beneficio della Commissione europea, le introduciamo a beneficio dei cittadini francesi e della nazione». Concetto ripetuto più volte durante l’incontro.

Il pacchetto di riforme illustrato nel piano comprende una legge per il clima e la resilienza, il completamento della riforma dei sussidi di disoccupazione, e nuove regole per le spese pubbliche. «Se vogliamo recuperare finanze pubbliche sane in Francia – ha aggiunto Le Maire – dobbiamo introdurre uno schema pluriennale con una regola per le spese». Anche il progetto di riforma delle pensioni, che è stato sospeso per la crisi legata all’epidemia, sarà allora ripreso in considerazione. «Non è un requisito imposto dalla Ue, ma io continuo a pensare che sarà indispensabile, a tempo debito», ha commentato il ministro.

La conferenza stampa congiunta, che ha sottolineato il forte coordinamento tra Francia e Germania, ha avuto anche lo scopo di spingere l’Europa ad accelerare e «rendere il Recovery plan una realtà concreta per i nostri cittadini». Occorre, ha aggiunto le Maire, andare di corsa, in modo da versare le prime risorse, il 13% del piano complessivo, entro la fine dell’estate: «La Cina ha ripreso la sua corsa, gli Stati Uniti stanno riprendendosi: l’Unione europea deve restare in gara» e, soprattutto, superare questa fase che «segna il passaggio della Ue a un’età adulta», che è «l’età dell’indipendenza» e «l’età in cui si sa cosa realizzare», da affrontare attraverso la solidarietà europea.

Le Maire e Scholz hanno colto l’occasione della presenza in contemporanea – sia pure in uno spazio telematico – per sostenere entrambi la proposta sulla tassazione minima al 21% per le multinazionali, avanzata dalla segretaria al Tesoro Usa Janet Yellen. «Una corsa verso il basso – ha voluto al proposito sottolineare Le Maire, riferendosi evidentemente ai partner Ue – non è la soluzione per l’Europa».

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