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Piano Draghi sotto la lente Bce

Dopo due mesi di clamorosi annunci, il consiglio della Banca centrale europea potrebbe chiudere la riunione di oggi, nella capitale della Slovenia (curiosamente, uno dei candidati a un salvataggio europeo), con un nulla di fatto.
Se a luglio era stata la volta del «fare tutto quel che è necessario» per salvare l’euro, proclamato dal presidente Mario Draghi, e ad agosto dell’annuncio del piano Omt per per l’acquisto del debito dei Paesi in difficoltà, a settembre la Bce dovrà probabilmente digerire le novità, che secondo alcuni, Bundesbank in testa, hanno cambiato profondamente la natura della banca centrale.
Le iniziative degli ultimi due mesi hanno prodotto un forte ridimensionamento dei rendimenti sul debito di Spagna e Italia, ma molte domande restano aperte e verranno probabilmente riproposte a Draghi nell’incontro di oggi. La compressione dei tassi da luglio è dovuta all’aspettativa dei mercati di interventi della Bce e, se questi non dovessero materializzarsi, è probabile che i rendimenti tornino a salire. E l’avvio del piano Omt è la prima incognita, la cui soluzione dipende anzi tutto dalla richiesta del Governo interessato. In prima fila c’è la Spagna, ma il primo ministro Mariano Rajoy ha sostenuto questa settimana che la richiesta di un salvataggio europeo non è imminente, anche se i tecnici sono al lavoro sul programma. Il Fondo monetario, di cui Draghi ha sollecitato il coinvolgimento nella definizione delle condizioni per concedere gli aiuti, sta preparando per Madrid una “sorveglianza rafforzata”, come quella che era stata proposta per l’Italia dopo il vertice del G-20 a Cannes del novembre scorso e non venne poi attuata dopo il cambio di Governo a Roma.
L’altro elemento su cui fare chiarezza è se gli interventi della Bce sui titoli a breve, come è sembrato dalle dichiarazioni di Draghi del mese scorso, debbano seguire quelli dei fondi salva-Stati Efsf e Esm sui titoli a lunga.
Su un punto Draghi vorrà rimanere ambiguo e cioè sull’ammontare dei possibili interventi, o comunque sulla soglia di rendimenti che li farebbe scattare. Dato che l’intento della Bce è quello di rimuovere la parte dovuta al “premio di convertibilità”, in pratica il rischio di una rottura dell’euro, e che questo è stato in parte ridimensionato proprio dall’annuncio di Draghi, gli eventuali acquisti di titoli sarebbero ora inferiori a quanto sarebbero stati un paio di mesi fa.
Nella riunione di oggi, iniziata iera sera con una cena offerta dalla Banca centrale di Slovenia, la Bce tornerà al «business as usual», secondo una nota di Marco Valli di UniCredit. Il che significa esaminare la situazione economica e decidere sui tassi di interesse, quindi la politica monetaria convenzionale. La stragrande maggioranza degli economisti di mercato ritiene che la Bce lascerà i tassi invariati (quello principale di rifinanziamento è allo 0,75% e quello sui depositi delle banche a 0), anche se l’economia dell’Eurozona accuserà certamente una contrazione nel terzo trimestre e, forse, nel quarto. La previsione di base dell’Eurotower, presentata il mese scorso, è che il 2013 segni l’inizio della ripresa. Solo un ulteriore peggioramento dell’economia reale (e non tutti gli economisti scartano questa eventualità, dato anche l’effetto recessivo delle misure di austerità messe in atto in diversi Paesi), giustificherebbe un taglio dei tassi entro fine anno.
Inoltre, l’inflazione è salita al 2,7% a settembre, dal 2,6, quando era invece prevista una sua discesa. Le cause sono l’aumento dei prezzi dell’energia e dell’Iva in Spagna. Due fattori fuori dal controllo della Bce, ma difficilmente Draghi, proponendo un taglio dei tassi, vorrà aprire un altro fronte con il suo collega della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha votato contro l’Omt ed è sempre più convinto che l’Eurotower si stia allontando sempre di più dall’eredità della banca centrale tedesca e dal mandato di combattere l’inflazione. Draghi dovrà confutare anche questo. Ma, più che nel consiglio e nella conferenza stampa di oggi, nell’incontro con i parlamentari tedeschi al Bundestag il prossimo 24 ottobre.

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