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Il piano del board Enel e Iliad? Non fanno paura

 

Il primo obiettivo è stato raggiunto. Il 26 luglio scopriremo come, ma i conti di Telecom Italia sono stati messi in sicurezza. Era la priorità di Giuseppe Recchi e Flavio Cattaneo, il tandem al vertice del gruppo telefonico, che a sorpresa, complice anche l’andamento del business, ha deciso di anticipare di una settimana l’approvazione dei conti semestrali da cui si attende una crescita dei margini (Ebitda) nel trimestre superiore a quella registrata nello stesso periodo dell’anno scorso, e indicazioni più dettagliate sulla svolta in atto. Saranno i numeri a dire insomma come sta procedendo il turnaround di Telecom e a quale velocità.

La velocitàDi certo l’accelerazione impressa dal nuovo amministratore delegato sul fronte dei risparmi e delle efficienze si vede. Aver alzato a 1,6 miliardi il totale dei risparmi previsti nei prossimi tre anni può sembrare ambizioso, ma Cattaneo ha dato subito l’impressione di sapere dove mettere le mani, dove chiudere rapidamente i rubinetti e a chi affidare le leve strategiche del piano di rilancio. Insomma, da consigliere d’amministrazione il dossier Telecom lo aveva studiato bene. E una volta prese in mano le leve di comando, insieme a Recchi ha iniziato a fare pulizia e a mettere insieme la nuova squadra e a riorganizzare i processi per avviare la svolta. Sono cambiate molte caselle e altre cambieranno da qui alla fine dell’anno. In programma c’è l’uscita di circa 150 dirigenti su 650.

Sono arrivati intanto Francesco Micheli come responsabile dei piani di efficienza e del personale, che ha chiamato al suo fianco Francesco Mucci, con lui già alle Poste e in Intesa Sanpaolo, per gestire le relazioni sindacali. L’esperto di media, Luca Josi, ha assunto la guida della direzione brand strategy e a capo dei contenuti è stata messa Daniela Biscarini, che aveva la responsabilità dell’area multimedia entertainment. Da Vimplecom è arrivato invece Massimo Arciulo, nominato chief pricing officer. E ancora, il capo della divisione consumer, Stefano De Angelis, è stato mandato a San Paolo a occuparsi del piano di «recovery» di Tim Brasil, che sarà illustrato al consiglio del 26 luglio. Nel frattempo sono usciti il direttore technology, Roberto Opilio, il capo degli acquisti Massimo Vantellini, il responsabile people value, Mario Di Loreto ed è in uscita il general counsel Antonino Cusimano. Dipende anche da loro la capacità di reazione di Telecom.

Reazione che si misurerà innanzitutto dalla capacità di far crescere i ricavi, in un mercato che dal servizio telefonico ottiene margini sempre più vicini allo zero, ma che la trasformazione in media company può rapidamente rivitalizzare. E qui il socio di maggioranza, Vivendi, può dare un importante contributo. E’ stato costituito un apposito gruppo di lavoro per studiare le modalità con cui far crescere il fatturato o, come dice Cattaneo, mettere in fila «una serie di segni più». Sul fronte commerciale la riscossa è già iniziata: questa settimana è stata lanciato il nuovo decoder TimVision con piattaforma Android, realizzato insieme a Google, e a breve i cinquemila negozi Tim avranno a disposizione un ricco pacchetto di offerte cross-selling che accompagnerà la campagna pubblicitaria programmata per settembre. Ma è soprattutto sulla banda ultralarga, fissa e mobile, che passerà il rilancio.

La qualità della rete sarà determinante per i nuovi servizi e Telecom ha messo in budget oltre 12 miliardi di investimenti in tre anni sulla fibra ottica, a cui ora si è aggiunta un’accelerazione sull’introduzione del 5G. Oggi il gruppo copre il 45% della popolazione con una velocità di oltre 30 mega al secondo e sta posando fibra alla velocità di 305 chilometri all’ora. Dall’inizio di giugno è poi partita la sperimentazione a Perugia, Bari, Catania, Torino e Milano della rete a 1 giga di velocità. Telecom, tuttavia, non sarà più sola nel business della banda larga, anche se la concorrenza dell’Enel non sembra impensierire più di tanto. Di certo non adesso che Enel Open Fiber è solo una start-up, come hanno sottolineato gli analisti di Mediobanca e Morgan Stanley. Il closing per l’acquisto di Metroweb non è stato ancora perfezionato e, rispetto alla data prevista del 20 luglio, è probabile che slitti a settembre. Ma perché la concorrenza possa partire è necessario anche predisporre un’adeguata cornice regolatoria che consenta la perfetta simmetria tra i due contendenti. Le authority delle Comunicazioni e dell’Energia hanno già detto che vigileranno sull’Enel per evitare distorsioni di mercato e il rischio di abuso di posizione dominante, per esempio sull’accesso all’infrastruttura di Enel Distribuzioni che va garantito a tutti gli operatori.

I contendentiNon sembra preoccupare nemmeno l’arrivo di Iliad come quarto operatore mobile, se non per l’effetto che avuto in Borsa su Telecom la notizia che Xavier Niel liquiderà le opzioni sul 15% del capitale del gruppo telefonico per avviare il suo business in Italia. Anche qui ci vorrà del tempo, e altro ne servirà sicuramente a Niel per mettere in piedi un servizio qualitativamente paragonabile a quello di Tim e di Vodafone. In Francia non è che ci sia proprio riuscito: l’ultimo rapporto dell’Arcep, l’authority francese per le tlc, ha evidenziato problemi di velocità sulla rete di Free, in particolare nei servizi in streaming. In Italia l’approccio «low quality» rischia di essere perdente in partenza, considerando la velocità e la qualità delle reti 4G degli altri competitor. Ma lo dirà il mercato qual è il modello vincente. Per il momento Recchi e Cattaneo non stanno trascurando nulla: dal conto economico, allo sviluppo del business, alla gestione dei processi, alle sinergie sui contenuti, per rivoltare Telecom e rimetterla al centro dello scenario europeo tutto può essere strategico. Anche perché in un mercato in consolidamento chi non ha la taglia del predatore non può che essere preda.

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