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Piano da 65 miliardi a Parigi

di Marco Moussanet

Aumento delle imposte sul reddito, della patrimoniale, del prelievo su donazioni e successioni, della tassazione su interessi e dividendi. Innalzamento dell'aliquota ridotta dell'Iva. Ritocco della riforma sulle pensioni appena entrata in vigore. Ulteriore taglio delle agevolazioni fiscali e di alcune voci della spesa pubblica.

La nuova manovra annunciata ieri dal Governo francese per salvare la tripla A, evitare il rischio contagio e rispettare gli obiettivi di riduzione del deficit e del debito nonostante il forte rallentamento della crescita è un'operazione ad ampio raggio, che conferma e ribadisce la linea ormai ufficialmente adottata dall'Eliseo: la priorità assoluta è il risanamento dei conti pubblici.

Un provvedimento solo apparentemente meno importante rispetto a quello del 24 agosto. Se infatti quest'ultimo avrà un impatto di circa 10,4 miliardi sul budget 2012 mentre quello di ieri si ferma a 7 miliardi (1,8 spesa e 5,2 entrate), il primo stabilizza l'effetto della manovra a 8,7 miliardi a partire dal 2015 (con un impatto sul debito nell'ordine dei 48 miliardi nel 2016, l'anno del previsto pareggio di bilancio) mentre il secondo è più strutturale e progressivo. L'ammontare totale di maggiori entrate e minori spese salirà a 11,6 miliardi nel 2013 (3,7 spesa e 7,9 entrate) e a 17,4 miliardi nel 2016 (9 spesa e 8,4 entrate), evitando un aumento del debito nell'ordine dei 65 miliardi.

In una logica pluriennale di avvicinamento al target "zero deficit" del 2016, il premier François Fillon ha sottolineato che tra cinque anni l'impatto di tutte le misure correttive dei conti pubblici varate dal 2007 a oggi sarà di circa 115 miliardi (74 di minori spese e 41 di maggiori entrate), grazie alle quali la Francia eviterà di accumulare altri 433 miliardi di debiti.

Ma ecco un quadro dei principali punti della manovra di ieri.

Redditi da lavoro

Viene congelata l'indicizzazione all'inflazione delle fasce di reddito. Pur senza toccare le aliquote del prelievo scatta quindi una maggiore tassazione degli aumenti dei redditi. Di fatto si tratta di un aumento dell'Ir (la nostra Irpef). Lo stesso vale per la patrimoniale, le donazioni e le successioni. Il valore di questa misura è stimato in 1,7 miliardi nel 2012 e 3,4 nel 2013. Il Governo parla di un provvedimento straordinario che rimarrà in vigore solo due anni, cioè fino al raggiungimento dell'obiettivo del 3% di deficit, ma molti pensano che diventerà strutturale.

Redditi da capitale

Passa dal 19% al 24% il prelievo forfettario sul ricavato da dividendi e interessi. In sostanza c'è un allineamento al tasso marginale del 24,6% applicato ai redditi da lavoro superiori ai 71mila euro (cui c'è sempre da aggiungere un 13,5% di prelievi socio-assistenziali). All'inizio della presidenza Sarkozy il tasso era al 16 per cento. L'incasso previsto è di 600 milioni.

Iva

In Francia ci sono due aliquote principali, quella piena al 19,6% e quella ridotta al 5,5 per cento. Quest'ultima, con l'esclusione dei beni di prima necessità e delle forniture energetiche, viene portata al 7%, allineandosi a quella tedesca. I principali settori coinvolti sono quelli delle costruzioni (per i lavori di ristrutturazione immobiliare) e della ristorazione. Solo due anni fa il presidente Nicolas Sarkozy aveva deciso di applicare l'aliquota ridotta alla ristorazione, nella speranza dimostratasi vana di stimolare consumi (con il calo dei prezzi) e occupazione. Maggiori entrate previste per 1,8 miliardi.

Imprese

Alle aziende con un fatturato superiore ai 250 milioni annui verrà aumentata del 5% l'imposta sulle società. Anche questa misura, che vale 1,1 miliardi, dovrebbe durare solo due anni.

Pensioni

L'innalzamento da 60 a 62 anni dell'età per avere il diritto ad andare in pensione, pur con penalizzazioni in caso di anzianità contributiva insufficiente ad avere un trattamento "pieno", viene anticipato di un anno, dal 2018 al 2017. L'impatto stimato è fortemente crescente: dai 100 milioni del 2012 fino a 1,3 miliardi nel 2016.

Spese

Le misure sono fondamentalmente tre: ulteriori tagli alle agevolazioni fiscali, soprattutto in campo immobiliare; dimezzamento dell'incremento dei costi delle prestazioni sociali; forte limitazione dell'aumento della spesa sanitaria. Si tratta complessivamente di 1,6 miliardi nel 2012, 4,2 nel 2013 e 10,3 nel 2016.

Ci sono infine misure simboliche ma finanziariamente quasi nulle come il congelamento delle remunerazioni del Presidente e dei membri del Governo (con l'invito ai supermanager a fare altrettanto) e il taglio del 5% dei costi della politica (finanziamento ai partiti e rimborsi elettorali).

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