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Il piano Colao divide i partiti e il governo Mazzucato non lo firma

ROMA — La sintesi più efficace appartiene al deputato forzista Osvaldo Napoli: «Il piano Colao? Per quel che si è potuto apprendere dalle anticipazioni, è molto simile agli scaffali di un supermercato: chiunque, leggendolo, troverà qualcosa da prendere e portare a casa». E qualcosa, al contrario, da lasciare in congelatore. Anche a costo di superare un certo imbarazzo, specie dalle parti del Pd, il partito che più di altri ha spinto per affiancare al premier Conte la task force capitanata dall’ex ad di Vodafone nella fase più difficile dell’emergenza Covid: quando il Paese s’era fermato e c’era da progettare la ripartenza. Declinata in un documento di 121 pagine e 102 proposte che ha finito per far storcere il naso all’intero arco costituzionale: «Utile» sì, ma «niente di nuovo». Addirittura «un decalogo professorale di idee preesistenti» l’ha bollato il tesoriere della Lega Centemero.
La verità è che il gelo con cui Palazzo Chigi ha accolto il piano per favorire la ripresa — fra l’altro non firmato dall’economista Mariana Mazzuccato, ufficialmente perché «impegnata su un’altra mission accanto al presidente Conte» — sembra aver contagiato tutte le forze politiche. Spaccandole al loro interno. Tranne Leu e Verdi, che l’hanno bocciato in toto poiché troppo liberista e poco ecologista, con FdI ostile a prescindere, nessuno appare propenso ad acclamare il lavoro di Colao, ma nemmeno a sconfessarlo. In un testacoda degno di Le Mans.
Medaglia d’oro di tepidezza si conferma il Pd, un po’ indispettito perché alcune ricette contenute nel report sono già previste nel dl Rilancio. Come pure s’è affrettato a ricordare il ministro grillino D’Incà, portabandiera di un Movimento che non ha certo gradito le critiche al decreto Dignità e le slide che fanno a pezzi il codice degli appalti.
«Forse la linea con Londra era disturbata », la battuta circolata al Nazareno a proposito della residenza inglese del top manager. E infatti: «Ci sono cose che mi convincono molto e altre molto meno, faremo una discussione in Consiglio dei ministri », si barcamena come può il titolare del Mezzogiorno Peppe Provenzano. Le stesse parole utilizzate dal capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio: «La cosa che non mi convince per nulla è il fatto che l’Italia non può sempre far finta che non sia successo niente. Ad esempio l’edilizia scolastica: nel 2013, quando partì il governo Renzi, aveva 200-300 milioni, adesso ha a disposizione quasi 9 miliardi. Perché alcuni comuni, alcune regioni, sono riuscite a realizzare i piani a altre no? Dobbiamo capire cosa non ha funzionato e perché». Non è l’unico punto controverso. Anche il condono sui contanti suscita perplessità: «Questo paese ha il grande problema dell’evasione fiscale e deve continuare a combatterla. Come si fa con la fatturazione elettronica». Un elenco in cui la responsabile Innovazione del Pd, Marianna Madia, inserisce pure il 5G: «Che la proposta di alzare la soglia delle emissioni, in Italia sino a dieci volte più bassa rispetto al resto d’Europa, arrivi proprio dall’ex ad di Vodafone mi insospettisce un po’». E se sempre il 5S D’Incà derubrica il piano a «importante tassello di studio per tutti i ministri», significa forse che il suo destino è segnato: restare in congelatore.
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