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Il piano B di Mediobanca per la quota Generali

La bozza del progetto è sul tavolo dell’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel da prima dell’estate. E prende in considerazione un’operazione che, se perfezionata, rappresenterebbe una svolta epocale per piazzetta Cuccia: il conferimento della partecipazione del 13% nelle Generali a una sub holding controllata dalla banca e partecipata da investitori terzi.
Mediobanca, interpellata da Il Sole 24 Ore, non ha commentato.
Lo schema delineato, secondo quanto ricostruito in ambienti finanziari, rappresenterebbe una sorta di piano B, alternativo dunque, alla prevista discesa di piazzetta Cuccia nel capitale del Leone di Trieste. Si tratterebbe di una soluzione nata qualche mese fa sullo scorta di un assunto chiave: l’istituto non intende fare a meno del contributo della compagnia assicurativa ai conti della banca, ossia circa un terzo del risultato. Come dire, il Leone è e deve restare uno dei tre pilastri a sostegno del positivo andamento di gruppo. Partendo proprio da questo principio, negli uffici di via Filodrammatici si è dunque pensato a una strada parallela alla via maestra già tracciata e annunciata, ossia la vendita in Borsa di un 3% del gruppo assicurativo. Da qui sarebbe maturata l’idea di creare una sub holding all’interno della quale far confluire l’intera quota detenuta da Mediobanca nella compagnia assicurativa. Con l’obiettivo, in seconda battuta, di aprire il capitale della newco, che sarà priva di debiti, ad altri investitori. In questo quadro non sarebbe nemmeno escluso un successivo rafforzamento della presa del veicolo sulle Generali. Il modello, in pratica, sarebbe quello realizzato dalla famiglia Benetton con Adr dove la società operativa è controllata da Atlantia ma partecipata anche da investitori terzi.
In ragione di ciò, sono stati individuati almeno un paio di punti fermi. Piazzetta Cuccia resterebbe azionista di controllo con almeno il 51% della nuova realtà, tenendo quindi le redini della partecipazione più rilevante del portafoglio dell’istituto. Inoltre, l’operazione libererebbe capitale utile a perseguire la strategia di trasformazione del profilo industriale della banca.
Detto questo, si tratta di un progetto la cui realizzazione sarebbe in ogni caso condizionata al verificarsi di una serie di fattori. Primo tra tutti che Mediobanca rilevi la necessità effettiva di dover disporre in tempi stretti di risorse fresche, oggi già sovrabbondanti, per finanziare una strategia di crescita dimensionale coerente con il piano. Accertato questo, però, l’altro aspetto fondamentale è che siano già stati individuati gli investitori pronti e disponibili a scommettere sulla holding. Investitori, si immagina, disposti a pagare un certo premio per sedere, se pure indirettamente, in una posizione che storicamente è stata privilegiata quanto a scelte in grado di incidere sulla governance del Leone. Ultimo tassello, e non certo secondario, è il prezzo delle Generali. Da qualche tempo la compagnia naviga poco sopra i 15 euro a titolo rispetto a un prezzo di carico per piazzetta Cuccia che oscilla tra i 14 e i 15 euro. L’ambizione potrebbe dunque essere quella di attendere quotazioni più elevate per massimizzare la valorizzazione del pacchetto.
In linea teorica solo l’avveramento contemporaneo di queste tre condizioni farebbe scattare il piano sub holding rispetto al quale, al momento, resta prioritaria la cessione diretta del 3%. Ma è altrettanto vero che non si possono escludere accelerazioni improvvise. Tanto più che la bozza, seppur nelle sue direttrici chiave, sarebbe già stata illustrata ad alcuni consiglieri di spicco dell’istituto che poi coincidono con gli azionisti chiave di Mediobanca. Risulta, in proposito, che la soluzione delineata avrebbe raccolto un consenso di massima, salvo pochissime eccezioni. Questo per una serie di ragioni. Innanzitutto perché permetterebbe a Mediobanca di gestire la discesa nel capitale di Trieste senza destabilizzare in alcun modo la compagnia. In secondo luogo perché consentirebbe all’istituto di liberare risorse da investire sulla propria trasformazione. Infine, probabilmente, alleggerirebbe anche quello sconto sul nav (net asset value) a cui tratta oggi la banca.
Nello specifico UniCredit, primo socio del patto di Mediobanca con l’8,6%, secondo alcune fonti sarebbe allineato a una soluzione di questo tipo. Anche Vincent Bolloré, azionista chiave con l’8%, non avrebbe sollevato criticità. Più in generale i maggiori azionisti di Mediobanca sarebbero concordi sulla necessità di non disperdere il valore delle Generali. C’è da dire, in proposito, che non sarebbe stato prospettato all’attuale base azionaria di piazzetta Cuccia un eventuale intervento diretto nella sub holding. Questo almeno finora. L’intenzione, infatti, sulla carta, sarebbe quella di creare un assetto azionario nuovo di zecca per il veicolo allo studio, pur conservando il controllo in capo a Mediobanca.
Del resto la banca guidata da Nagel sta completando un passaggio assai delicato. Alle prese con il rinnovo del patto, ormai scontato con una adesione che potrebbe collocarsi vicino al 28%, la banca si prepara a varare la nuova governance. Una governance più moderna che rafforzerà l’indipendenza dell’istituto, in linea con le direttive dell’Eba che impongono una maggiore centralità al consiglio di amministrazione degli istituti bancari. Mediobanca si muove dunque in questo binario: a ottobre il consiglio sarà rinnovato per il prossimo triennio, ma sarà più snello, con un massimo di 15 amministratori. La lista di maggioranza sarà ancora presentata dal patto, ma sarà l’ultima volta perché poi, come previsto da statuto, toccherà al board stilare la lista dei futuri consiglieri. Ecco perché quando la governance sarà definita, il ruolo del patto sarà meno centrale, tant’è che lo stesso potrebbe sciogliersi anche prima della sua scadenza naturale, in agenda alla fine del 2019. Ed è in questo quadro che bisogna inserire il dossier Generali. Un tema che, a prescindere dalla soluzione finanziaria che si adotterà, resta certamente tra le priorità in agenda.

Laura Galvagni
Marigia Mangano

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