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Piano anti-spread per guadagnare tempo

È bastata una frase del governatore della Banca d’Austria, Ewald Nowotny, ieri mattina, a ridare fiato ai mercati. «Vedo buone ragioni per dare una licenza bancaria al fondo salva-Stati Esm», ha detto Nowotny, normalmente annoverato fra i “falchi” del consiglio della Banca centrale europea, e, nonostante la misura sia ancora tutta da discutere, presenti molti ostacoli di natura legale, e la sua attuazione richieda tempo, potrebbe essere un tassello decisivo di una sequenza di interventi per stabilizzare i mercati dell’area euro.
Tale sequenza, secondo un’ipotesi delineata da fonti monetarie e di mercato, dovrebbe partire dalla imminente richiesta della Spagna dell’attivazione del cosidetto scudo anti-spread varato dal vertice europeo di fine giugno. A questo si riferisce il richiamo alla rapida attuazione di quelle decisioni nei comunicati diffusi dopo gli incontri del ministro spagnolo Luis de Guindos con i suoi colleghi di Berlino e Parigi. La Spagna si assoggetterebbe a una serie di impegni non molto diversa da quella già elaborata nel memorandum of understanding sottoscritto per ottenere i 100 miliardi di euro di prestiti a favore del suo sistema bancario, ma non a un salvataggio come quelli cui hanno dovuto ricorrere Grecia, Irlanda e Portogallo. È possibile che venga introdotta qualche condizione addizionale, ma l’impianto resterebbe lo stesso, consentendo una decisione in tempi brevi, dopo il parere della Banca centrale europea. A questo punto, il fondo salva-Stati Efsf (l’unico al momento funzionante, dato che l’Esm è bloccato fino al 12 settembre dall’attesa della pronuncia della Corte costituzionale tedesca) potrebbe intervenire acquistando titoli di Stato spagnoli. La Bce farebbe semplicemente da agente, come previsto dagli accordi europei. Secondo una fonte, l’Efsf agirebbe di preferenza sul mercato primario, potendo in questo modo limitare a priori l’importo necessario, considerato anche che la Spagna, come l’Italia, ha limitato le emissioni nel mese di agosto. L’Efsf soffre infatti di una carenza di risorse, accentuata dal fatto che gravano sulle sue casse gli aiuti alle banche spagnole fino a che non entrerà in funzione l’Esm: resta una cifra stimata fra i 110 e i 140 miliardi di euro. Un punto da chiarire è se gli interventi dell’Efsf avrebbero bisogno di un ulteriore passaggio al Bundestag, come imposto lo scorso anno dalle Corte suprema a ogni decisione europea che gravi sul contribuente tedesco.
Il ruolo dell’Efsf sarebbe comunque temporaneo: una volta sbloccato l’Esm dalla Corte di Karlsruhe, sarebbe il fondo permanente a subentrare negli interventi. L’Esm ha a sua volta il problema di una “potenza di fuoco” limitata, insufficiente a proteggere sia la Spagna sia eventualmente l’Italia. Per questo, si ripropone la questione di consentire al fondo, in un secondo tempo, di accedere ai finanziamenti della Bce attraverso una licenza bancaria. L’Esm utilizzerrebbe come collaterale presso la Bce i titoli acquistati. Una proposta finora sempre respinta apertamente dall’Eurotower, e sulla quale graverebbe comunque l’incertezza dei passaggi in Parlamento e alla Corte tedesca. Il fatto che sia stata ripresa da Nowotny indica che qualche apertura è possibile. Peraltro, non sempre le dichiarazioni di Nowotny vengono considerate uno specchio accurato delle intenzioni del consiglio della Bce. Finora l’idea è stata giudicata, anche dal presidente dell’istituto di Francoforte, Mario Draghi, e soprattutto da un parere legale espresso dalla Bce lo scorso anno, in violazione del Trattato che proibisce il finanziamento monetario dei deficit pubblici. Dovrebbe certamente essere sottoposta a una severa condizionalità, senza la quale sarebbe inaccettabile per la Germania, ed eventualmente alla possibilità di revocare la licenza una volta che non ce ne sia più bisogno. Secondo fonti di mercato, il solo annuncio della possibilità che l’Esm si approvvigioni (in linea teorica illimitatamente) presso la Bce ne aumenterebbe l’effetto deterrente e quindi limiterebbe la necessità di utilizzarla per grandi importi.
Il vantaggio dell’operazione in tre stadi (interventi prima dell’Efsf, poi, dopo settembre, dell’Esm, senza e con licenza bancaria) per la Bce sarebbe di evitare una ripresa dei suoi acquisti di titoli in base al programma Smp, controverso fin dalla sua creazione, e un probabile nuovo scontro con la Bundesbank. L’Eurotower potrebbe quindi concentrarsi sulla politica monetaria convenzionale, con l’ipotesi, oggi data per molto probabile sui mercati, di un altro taglio dei tassi d’interesse dopo quello di luglio, presumibilmente alla riunione di settembre. Ogni segnale di rischi di deflazione, come sottolineato di recente da Draghi (che ha ricordato come la stabilità dei prezzi vada salvaguardata «nei due sensi») darebbe alla Bce motivo di agire. I dati diffusi ieri nell’indagine sul credito nell’eurozona nel secondo trinmestre indicano che le condizioni sono continuate a peggiorare, seppure non a un ritmo accelerato rispetto al primo, e che la domanda di finanziamenti da parte delle imprese resta molto debole.

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