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Piano anti-crisi ad «ampio raggio»

Millecentoquaranta miliardi, sessanta miliardi ogni mese per 19 mesi. È una cifra davvero elevata quella che la Banca centrale europea ha promesso di acquistare ieri, quasi il doppio delle più ottimistiche aspettative degli analisti, che puntavano sui 600 miliardi in un anno e mezzo. È vero che nel totale sono compresi anche gli acquisti di Covered bond e di Abs già avviati in autunno, ma è evidente che il nuovo programma «ampliato» si dedicherà, oltre ad altre categorie di titoli privati, soprattutto ai titoli pubblici.

 1 Le quantità in gioco 

La Bce ha promesso quindi di ampliare gli acquisti, finora non quantificati, fino a 60 miliardi al mese per un periodo che va da inizio marzo a fine settembre 2016.
Il programma sarà però interrotto solo quando «vedremo una sostenuta correzione nella tendenza dell’inflazione che sia coerente con il nostro obiettivo di ottenere un’inflazione al di sotto ma vicino al 2% nel breve termine». È questo l’aspetto che più ha impressionato i mercati: la Bce è pronta ad ampliare durata e quantità degli acquisti se questi passi risultassero necessari a raggiungere l’obiettivo del 2%, che riacquista dunque la sua centralità perduta, o almeno appannata da altre valutazioni (come quella di “lanciare i messaggi giusti” a banche e governi). Sono previsti anche altri vincoli.
Per ogni emittente, per esempio lo Stato italiano, è previsto un limite del 33% dei titoli emessi (la Bank of England nel suo quantitative easing ha acquistato il 30% dei Gilt britannici) e per ogni emissione un tetto del 25%.
2 I titoli acquistabili
La Bce acquisterà titoli privati, pubblici e sovranazionali purché in euro ed emessi da agenzie di Eurolandia. A questi ultimi è destinato il 12% degli acquisti. Per quanto riguarda i titoli di Stato, ai quali secondo Citigroup saranno destinati circa 43 miliardi al mese, saranno acquistati in quantità proporzionali alle quote di capitale detenute dai singoli Stati dell’Unione monetaria nella Bce.
Escludendo la partecipazione detenuta dalla stessa Banca centrale, la Banca d’Italia ha una quota del 17,5 per cento: su un totale di 43 miliardi, sono ammessi acquisti di BTp per 7,5 miliardi al mese per un totale di 143 miliardi: circa il 6,8% dell’attuale debito pubblico italiano (destinato ad aumentare da qui a settemrbre 2016). Per poter essere acquistati gli assets dovranno avere almeno un investiment grade (al di sopra del rating BB).
Portogallo, Cipro e Grecia hanno un rating inferiore ma i loro bond non saranno esclusi dal momento che hanno un programma di salvataggio, e fino a quando lo seguiranno: un evidente messaggio a Syriza che potrebbe vincere le elezioni sulla base di un programma che intende cancellare o ridimensionare i piani di austerità.
L’Italia è invece all’ultimo scalino: un ulteriore bocciatura e rischia di dover chiedere l’intervento di Unione europea e Fondo monetario internazionale.
Riccardo Sorrentino

3 La divisione dei rischi
La Bce, ha spiegato Draghi, ha come principio base la condivisione dei rischi, che ha spesso trovato ampie eccezioni. Anche in questo caso.Per venire incontro alle preoccupazioni, un po’ ipotetiche, dei critici, e in particolare della Bundesbank, le eventuali perdite sui bond acquistati ricadranno sulle singole banche centrali nazionali.
La Bce non ritiene che questa deroga abbia conseguenze economiche rilevanti e ha ritenuto quindi di poter andare incontro alle obiezioni di alcuni banchieri centrali.
Ha però voluto ribadire il principio generale della condivisione dei rischi sia sui titoli emessi da agenzie sovranazionali (che saranno il 12% del totale) sia su una quota dell’8% dei titoli di stato acquistati.
Il rischio sul 20% dei titoli pubblici e sovranazionali acquistati resterà dunque in capo alla Bce, e quindi in comune.
In ogni caso, ha precisato Draghi, tutto il processo decisionale resterà nel consiglio direttivo di Francoforte: la politica monetaria, ha detto, resta unitaria.
 

4 Le altre misure
Gli acquisti di titoli, il quantitative easing, non sono l’unica decisione presa ieri dalla Banca centrale europea, che ha mantenuto invariato il tasso di riferimento allo 0,05%, ma ha abbassato quello applicato alle Tltro, le aste triennali di liquidità finalizzate ai prestiti per le aziende non finanziarie: a queste operazioni, che hanno cadenza trimestrale, sarà applicato lo stesso tasso principale dello 0,5%, senza la maggiorazione dello 0,10% (allo 0,15%) prevista finora. Le due Tltro effettuate nel 2014 hanno un po’ deluso per la limitata partecipazione delle banche, mentre troveranno ora negli acquisti di titoli una forte concorrenza come fonte di liquidità. Restano in piedi inoltre tutti gli altri programmi della Bce: a cominciare dagli Omt, varati e mai lanciati: sono acquisti di titoli chiesti dai governi di Stati in difficoltà che si impegnano a rispettare rigorose condizioni. Per le Omt i rischi saranno, per la stessa natura dell’intervento, totalmente condivisi.
5 Verso l’economia reale
Gli acquisti di titoli della Bce continueranno a essere definiti, come è già avvenuto con quelli della Fed, un quantitative easing. A rigore la Bce punta soprattutto su un credit easing, a rendere letteralmente più facile il credito. Tecnicamente è un «effetto di riequilibrio di portafoglio»: in sostanza la Bce acquista i titoli dalle banche che in cambio ricevono liquidità. Con questo denaro possono ridurre i debiti, possono accendere depositi alla Bce – pagando gli interessi, ora negativi – oppure, con maggiore profitto, possono investirli ancora. I titoli finanziari, a quel punto, offriranno rendimenti molto bassi. Si spera quindi che le banche si dedichino ai prestiti alle aziende, magari redistribuendo la liquidità – Draghi ne ha fatto un accenno in conferenza stampa – all’interno di Eurolandia con operazioni “all’estero”. Le aumentate dimensioni del bilancio Bce dovrebbero inoltre, di per sé, aumentare le aspettative di inflazione, oggi davvero basse. Non mancherà infine – i mercati ieri lo hanno ricordato – un effetto anche sull’euro, complice anche la stretta in arrivo negli Stati Uniti.

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