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«Piano Alitalia, senza il sì Ue c’è il rischio della liquidazione»

Senza l’approvazione dell’Ue al piano industriale — ancora in via di definizione dal tandem Fabio Lazzerini (nuovo ceo) e Francesco Caio (presidente) con gli advisor Deloitte e Oliver Wyman — Alitalia in amministrazione straordinaria terminerà la sua esperienza con la liquidazione degli asset. L’affermazione è messa nero su bianco nella bozza di decreto agostano. Si tratta di una tecnicalità che nessuno al governo prende in considerazione visti gli oltre 10mila posti di lavoro in ballo. Sembra però che la frase sia stata partorita dai tecnici del Mef a suggerire ai vertici della compagnia di costruire un vero cambio di passo per non incorrere in una bocciatura di Bruxelles. La newco — è riportato nel decreto — si avvierà con solo 10 milioni di euro e l’atto di costituzione dovrebbe essere pronto dopo ferragosto. Una montagna che sembra aver partorito un topolino, registrano alcune fonti. L’impressione è che i funzionari che l’abbiano redatta erano più preoccupati dalle eventuali responsabilità erariali che dalla necessità di rilanciare la compagnia. Peraltro nessuno si aspetta le barricate dalla Commissione Ue visto il tracollo del trasporto aereo dettato dall’emergenza sanitaria. Che però per Alitalia non può diventare un pretesto. Le criticità della compagnia erano precedenti. Palesi per un modello di ibrido di business stritolato dalla competizione internazionale. Bruxelles vuole — per non derogare alla normativa sugli aiuti di Stato dopo gli oltre 1,3 miliardi di prestiti dissipati dalla procedura concorsuale — una netta discontinuità tra la bad company e la newco sul prezzo e la logica della transazione, fino al destino dei dipendenti e degli asset. Una volta avuta la validazione di Bruxelles la newco potrà però usufruire di 3 miliardi previsti dal decreto Cura Italia di aprile prima di un possibile ingresso di soci privati contestuali alla scelta di un network internazionale cui appartenere. Ieri la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, ha avuto un confronto con i confederali. «Non sono emerse novità significative», registrano fonti sindacali alimentando la confusione sul futuro del vettore. La Fnta, la federazione dei piloti e degli assistenti cui aderisce anche la rappresentativa in Alitalia Anpac, si dice pronta alla mobilitazione da settembre.

Lazzerini e Caio avranno 30 giorni per la definizione del piano e l’invio alla Commissione europea. E’ lo invieranno anche al Parlamento, dove le commissioni avranno altri 30 giorni per esprimere il loro parere. Dalle linee guida si sa che il progetto prevede una flotta iniziale di 70 aerei (dagli attuali 113) in crescita poi fino a oltre 100 velivoli nel 2023. E la possibilità di definire la costituzione di società partecipate — in cui far confluire l’handling e la manutenzione per aprirle ad altri soci — immaginando anche un’integrazione con alcuni asset di Air Italy tra diritti di volo e rotte profittevoli verso gli Usa.

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