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Piano di aiuti da 900 miliardi: vale il 4,25% del Pil americano

Milioni di cittadini e di imprese americane riceveranno nuovi aiuti da quasi 900 miliardi di dollari per tener testa alle devastazioni della pandemia. Uno stimolo considerato necessario, se probabilmente non ancora sufficiente, a sostenere l’intera economia statunitense davanti ai rischi di spirali di crisi.

La firma apposta dopo giorni di rifiuti da Donald Trump alla maxi-legislazione di 5.593 pagine, che ha combinato soccorsi d’emergenza alla finanziaria annuale da 1.400 miliardi, ha sbloccato un ventaglio di urgenti programmi federali. Ha rinnovato sussidi straordinari di disoccupazione, oggi utilizzati da almeno 14 milioni di persone comprese schiere di lavoratori della “gig economy”. I ritardi potrebbero essere già costati la perdita di una settimana di sussidi. La maggior parte delle famiglie otterrà adesso assegni da 600 dollari a persona. Scatteranno una moratoria di un mese contro gli sfratti e stanziamenti per buoni pasto. Nel pacchetto ci sono finanziamenti per ospedali e distribuzione dei vaccini contro il coronavirus. E quasi 300 miliardi per i piccoli business, attraverso il rilancio del Paycheck Protection Program che concede prestiti a fondo perduto quando usati per evitare licenziamenti. Il varo della finanziaria per il 2021, allo stesso tempo, ha evitato un drammatico shutdown parziale del governo federale.

Il piano di aiuti, per quanto pari al 4,25% del Pil, non archivia tuttavia la crisi, né le tensioni sulle politiche per affrontarla. E’ considerato tuttora inadeguato da numerosi economisti. E le sfide aperte sono già affiorate in Congresso: gli attacchi di Trump, che aveva apostrofato anzitutto gli assegni alle famiglie come “vergognosi” perché troppo bassi, hanno continuato a riverberare. I democratici, favorevoli ad aiuti più generosi, si sono impegnati ieri per far passare alla Camera un separato provvedimento che alzerebbe gli assegni a duemila dollari a persona. La misura rimane però ad oggi invisa ai repubblicani, che controllano il Senato. La battaglia su ulteriori interventi pubblici potrebbe così essere ereditata dal Presidente eletto Joe Biden, in carica dal 20 gennaio: ha promesso che i 900 miliardi saranno solo un “anticipo” su più ambiziose strategie di ricostruzione economica.

Il Congresso, in attesa dei continui dibattiti sugli aiuti, è stato chiamato a dar immediata prova di unità bipartisan contro un altro attacco di Trump a legislazioni ritenute cruciali. La Camera si è mobilitata per superare, nella notte, con una super-maggioranza di due terzi il veto del Presidente uscente ai i 740,5 miliardi stanziati per il budget della Difesa. Un veto in protesta per la scelta di ribattezzare basi militari dedicate a generali confederati e di non includere un emendamento spurio e a lui caro che eliminerebbe le protezioni legali delle società Internet. Il Senato è parso pronto a seguire la Camera, sancendo il primo ribaltamento di un veto di Trump. Possibili defezioni di repubblicani vicini alla Casa Bianca hanno tuttavia nutrito nervosismo.

Altri appelli di Trump sono invece caduti nel vuoto tra i leader repubblicani oltre che democratici. Trump ha ribadito, senza esito, richieste di eliminare dalla finanziaria annuale spese apostrofate come sprechi e di indagare su presunti brogli elettorali. I repubblicani temono che le “follie” di Trump erodano le loro chance di vincere al ballottaggio il 5 gennaio in Georgia due seggi al Senato indispensabili al controllo della Camera Alta.

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