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Piano aeroporti, solo 31 strategici

È andato sempre forte il «campanilismo aeroportuale». L’ultimo a prendere la scia era stato il Molise che, naturalmente alla vigilia delle elezioni, aveva identificato l’area adatta per il suo scalo tra Cantalupo del Sannio e san Massimo, 1.500 abitanti in due. Non se ne è fatto nulla, finora. E forse non se ne farà nulla nemmeno in futuro. Perché dopo aver ridisegnato la mappa dei tribunali e quella degli ospedali (per le province niente da fare), il governo ha messo a punto anche la nuova cartina degli aeroporti italiani. Non è prevista nessuna nuova apertura, cancellando di fatto i progetti di Viterbo e Grazzanise che avrebbero dovuto alleggerire Roma e Napoli. Anzi, dei 46 scali che abbiamo oggi ne resteranno di sicuro 31, tutti considerati di interesse nazionale ma divisi in tre fasce.
Nella prima ci sono i big, «di rilevanza strategica a livello Ue»: Malpensa, Linate, Fiumicino, anche Orio al Serio ma non Ciampino. In seconda fascia quelli che superano il milione di passeggeri l’anno, come appunto Ciampino, Verona e Pisa. Poi i «ripescaggi»: Ancona, Pescara, Reggio Calabria e Trieste perché di «servizio ad un territorio di scarsa accessibilità». Oltre a Rimini, in forte crescita, Salerno, scelta per decongestionare Napoli, e i piccoli Lampedusa e Pantelleria. I 31 aeroporti della lista «potranno essere interessati da un programma di infrastrutturazione», a partire da Fiumicino, Malpensa e Venezia. I 15 bocciati, invece, saranno trasferiti alle Regioni che «ne valuteranno la diversa destinazione d’uso e/o la possibilità di chiusura». Nella lista nera ci sono anche nomi illustri: Brescia, Parma, Perugia, oltre ad Albenga che ai tempi di Claudio Scajola ministro aveva anche un volo di linea con Fiumicino. Protestano tutti, naturalmente. Pure il sindaco di Comiso, terminal siciliano inaugurato nel 2007 e mai entrato in funzione.
«Questi scali — spiega il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera — non sono condannati alla chiusura. Ma toccherà alle Regioni e agli enti locali trovare le soluzioni adatte per farli camminare con le loro gambe, evitando sprechi di risorse pubbliche».
Anche per questo il vice ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Mario Ciaccia, dice che «è opportuno procedere alla progressiva dismissione di quote societarie da parte degli enti pubblici e favorire l’ingresso di capitali privati». I primi a farsi avanti sono quelli di Corporaciòn America, gruppo argentino che già gestisce 51 scali. Il piano prevede anche una serie di risparmi sulla gestione: dalla chiusura notturna delle strutture con poco traffico alla riorganizzazione del servizio antincendio, senza per questo ridurre gli standard di sicurezza. Un progetto ambizioso anche se il suo impatto reale va misurato con i pochi giorni che mancano alle elezioni. Dopo il via libera della Conferenza Stato Regioni, il testo dovrà passare in Parlamento per il parere delle commissioni, in consiglio dei ministri, al Quirinale per la firma del capo dello Stato. Insomma, la pratica passerà al prossimo governo, alla prossima maggioranza, al prossimo presidente della Repubblica. Per il campanilismo aeroportuale i margini di manovra sono ancora parecchi.

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