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Piano A2A sulla minusvalenza Edison

di Simone Filippetti

A2A studia il modo di sciogliere il nodo della «put» di Edison. Disinnescare la mina dell'opzione a vendere è la priorità dei soci italiani di Delmi (la holding che controlla il 30% di Edison) nella partita con la francese Edf, l'azionista di riferimento della compagnia elettrica milanese. Decisa ormai, non senza fatica e divisioni, la strada da intraprendere, ossia quella di andare avanti con la bozza di accordo di marzo (abbandonando il «Lodo Zuccoli», il piano sponsorizzato dal presidente del consiglio di gestione per far diventare totalmente italiana Edipower), gli italiani sono al lavoro sul prossimo obiettivo: evitare la mazzata e per massimizzare il conguaglio che gli italiani dovranno ricevere. Per A2A il pallino è in mano a Graziano Tarantini e Rosario Bifulco, rispettivamente numero uno e due del consiglio di sorveglianza, che due giorni fa hanno ottenuto un pieno mandato dall'azienda.

Altri piani non sono al momento sul tavolo: le indiscrezioni circa il progetto, caldeggiato dalla politica, di un «polo delle energie rinnovabili» sono al momento ipotesi. «Dobbiamo cercare di ottenere le condizioni migliori per la Put – spiegava ieri una fonte vicina al dossier –, ora questa è la priorità». Dai tempi della nascita di Transalpina di Energia (Tde), la holding dove convivono francesi e italiani, Delmi ha in mano un diritto a vendere la propria quota ai francesi: ma oggi il divario tra il valore di carico e quello di Borsa (1,5 euro contro 0,9) è tale che causerebbe una grossa minusvalenza per gli italiani. Da qui al prossimo incontro tra il ceo di Edf Henri Proglio e il ministro Paolo Romani, incaricato di fare da portavoce, A2A e Delmi dovranno lavorare a una soluzione. Il summit Italia-Francia era previsto per ieri ma è stato rinviato senza una nuova data: si terrà solo quando Delmi avrà trovato un accordo. Ieri il board della holding, il terzo dopo il doppio appuntamento di A2A dei giorni scorsi, ha recepito la linea di A2A. Non che tutte le divergenze siano superate (c'è ancora il nodo di Iren che reclama maggiori compensazioni), ma è un segnale positivo dopo settimane di divisioni e spaccature. Solo in un secondo momento, dunque, si potranno prendere in considerazione anche progetti più ampi. A ben vedere, il «polo delle rinnovabili» non è nemmeno una novità: la stessa bozza di marzo, la base da cui partiranno le trattative tra Edf e Delmi per la spartizione di Edison, in realtà ruota attorno a questa idea. Lo spezzatino di Edipower già prevede che agli italiani siano assegnate centrali idroelettriche (magari da integrare con altri asset). E in effetti ieri il dg Renato Ravanelli ha osservato che un eventuale progetto sulle energie alternativa sarebbe in linea con le direttive già impartite. Apparsa e subito tornata a fondo, invece, l'idea invece di inserire un diritto di veto sulle imprese strategiche nazionali nel decreto Sviluppo.

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