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Piano a costo zero per la crescita

di Carmine Fotina

Un decreto a costo zero per infrastrutture e semplificazioni: è questa la rotta che al momento il Governo è intenzionato a seguire per dare smalto alla crescita. Entro metà ottobre dovrebbe svolgersi il Consiglio dei ministri per varare il Dl e, al tempo stesso, presentare un pacchetto di provvedimenti attuativi per sbloccare misure già varate.

A via XX settembre i ministri Giulio Tremonti (Economia), Altero Matteoli (Infrastrutture), Altero Matteoli (Infrastrutture) e Roberto Calderoli (Semplificazione) hanno incontrato i rappresentanti delle imprese e delle banche. Confindustria era rappresentata dal direttore generale, Giampaolo Galli, Rete Imprese Italia dal presidente Ivan Malavasi. Per l'Abi erano presenti il presidente Giuseppe Mussari e il direttore generale Giovanni Sabatini. Hanno inoltre partecipato Ignazio Visco, vice direttore della Banca d'Italia, e il presidente di Bpm e Impregilo, Massimo Ponzellini.

Le imprese hanno ribadito l'urgenza di interventi in tempi rapidi e di ampia portata, come la riduzione dell'Irap a partire dalla sua componente costo del lavoro. L'incontro ha toccato anche il tema di un possibile intervento sulle pensioni di anzianità e di una piccola tassa sui patrimoni che per Confindustria potrebbero andare a supportare un piano crescita più ambizioso. Tremonti avrebbe invece rilanciato su un piano decennale per lavoro, imprese, credito e Stato, che coinvolgerebbe anche la Banca d'Italia (si veda articolo accanto). Sul piatto anche le liberalizzazioni cambiando l'articolo 41 della Costituzione in linea con quanto suggerito dalla Ue alla Grecia. Nell'immediato si lavora invece a un decreto a costo zero i cui possibili contenuti sono stati riassunti in un documento diviso in tre sezioni: proposte di Matteoli, di Tremonti relative alle infrastrutture, di Romani.

Spicca l'articolato sulle infrastrutture: contratto di disponibilità nell'ambito delle operazioni di partenariato pubblico-privato, termini certi su utilizzo risorse per opere strategiche, incentivo fiscale per soggetti aggiudicatari in caso di aumenti di capitale per investimenti infrastrutturali, società miste pubblico/privato per la gestione di infrastrutture di trasporto sul territorio con tariffazione d'area intermodale. Previste anche misure a favore della portualità (riduzione accise per i porti di transhipment ecc.) e un aumento delle risorse per manutenzione rete Rfi.

In tema di energia le proposte prevedono: allungamento a 20 anni della durata delle concessioni demaniali per depositi e stabilimenti energetici costieri, sconti sul metano da autotrazione nelle regioni che ospitano rigassificatori, riduzione oneri di allacciamento per gli impianti di distribuzione del metano, semplificazione delle procedure per l'approvazione del piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale, accelerazione investimenti Sogin per lo smantellamento dei siti nucleari e la ricerca del deposito nazionale dei rifiuti nucleari, rifinanziamento investimenti per la metanizzazione dei Comuni, semplificazioni sulla Robin tax che in realtà sembrano aprire alla possibilità per le imprese energetiche di traslare gli oneri sulle bollette degli utenti. Semplificazioni burocratiche per imprese di spedizioni e cooperative edilizie. Lo Sviluppo punta anche a portare avanti la società mista per la banda ultralarga e a destinare ai contratti di sviluppo le risorse derivanti dalle revoche della 488. Sarà più complicato trovare la copertura per finanziare agevolazioni per gli elettrodomestici e la proroga triennale del bonus del 55% sull'efficienza energetica (pur con introduzione di tetti di spesa specifica) e le agevolazioni fiscali per le Pmi che esportano grazie al commercio elettronico.

Si tornerà a fare il punto delle misure, comprese quelle non ancora attuate dei decreti 70, 98 e 138 del 2011, mercoledì prossimo. A guidare i lavori sarà ancora Giulio Tremonti che ieri, stando a quanto riportato dall'Ansa sulla base di dichiarazioni dei presenti, in riferimento a Fiat avrebbe detto: «Dobbiamo dare delle risposte a Marchionne se fa il demonio e dice che non vuole stare in Italia perché c'è il sindacato, Ci sarà una ragione se Marchionne dice che deve uscire da Confindustria se vuole stare in Italia». Un piccolo "giallo" visto che le frasi sono state poi smentite dal portavoce.

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