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Piani particolareggiati agevolati

I trasferimenti aventi a oggetto immobili compresi in piani urbanistici particolareggiati diretti all’attuazione dei programmi di edilizia residenziale comunque denominati possono usufruire dell’aliquota dell’1% dell’imposta di registro anche se gli immobili si trovino in un’area soggetta a uno strumento urbanistico che consenta, ai fini dell’edificabilità, gli stessi risultati del piano particolareggiato. Questa è una delle questioni rilevanti rispetto alle quali l’Agenzia delle entrate divulga nella Guida operativa per la prima volta, sotto forma di circolare, la n. 18/E del 29/05/13, il proprio indirizzo interpretativo (si veda ItaliaOggi del 30 maggio scorso).

Infatti la Guida, se da un lato è una raccolta sistematica, con valore di circolare, di determinazioni della prassi amministrativa aggiornate fino al 31 dicembre 2012, da un altro lato comprende anche delle soluzioni interpretative adottate dall’Agenzia delle entrate in risposte a istanze di interpello e in consulenze giuridiche precedentemente non divulgate, rispetto alle quali, quindi, la pubblicazione nell’ambito della suddetta Guida operativa assume il carattere della «novità». Inoltre, aspetti innovativi potrebbero ravvisarsi anche nella stessa lettura sistematica e organica che l’Agenzia dà delle norme, laddove l’illustrazione della disciplina non si risolva in una mera parafrasi delle disposizioni. In particolare, quanto ai trasferimenti aventi a oggetto immobili compresi in piani urbanistici particolareggiati diretti all’attuazione dei programmi di edilizia residenziale comunque denominati, la relativa disciplina di favore è stata negli ultimi anni più volte oggetto di modifiche da parte del legislatore. In base alle disposizioni attualmente vigenti essi sono soggetti all’imposta di registro nella misura ridotta dell’1% a condizione che l’intervento cui è finalizzato il trasferimento venga completato entro otto anni dalla stipula dell’atto. Ai suddetti trasferimenti si applica, però, l’imposta ipotecaria in una misura più elevata di quella ordinaria (cioè il 3% invece del 2%) e l’imposta catastale nella misura dell’1%, a prescindere dalla data di completamento dell’intervento edilizio.

Con riguardo a questi trasferimenti l’Agenzia aveva in precedenza seguito un orientamento restrittivo, ritenendo (nella circ. 30 gennaio 2002 n. 9) che l’esistenza del piano regolatore generale fosse una condizione necessaria, ma non sufficiente ai fini del godimento dell’agevolazione, occorrendo che il trasferimento riguardasse immobili all’interno di aree individuate da appositi piani espressamente attuativi ed esecutivi del piano regolatore generale medesimo. Ora la Guida operativa, aderendo ai principi espressi sull’argomento dalla Corte di cassazione, apre al riconoscimento del trattamento di favore anche in mancanza di un piano particolareggiato, qualora per esempio l’immobile sia inserito in un piano regolatore generale che esaurisca tutte le prescrizioni, per cui non vi sia necessità di un piano particolareggiato, con la conseguenza che, in tal caso, il piano regolatore generale funge, ai fini in esame, anche da piano particolareggiato.

Un’altra novità di interesse per i contribuenti riguarda la definizione della condizione di soggetti portatori di handicap grave ai fini della franchigia nell’imposta sulle successioni e donazioni. Per i soggetti portatori di handicap riconosciuto grave ai sensi della legge n. 104 del 1992, beneficiari di trasferimenti soggetti all’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni, la legge prevede, a prescindere dal legame di parentela intercorrente con il dante causa, una franchigia di euro 1.500.000, entro la quale l’imposta non è dovuta.

Nella Guida, l’Agenzia accoglie una nozione ampia di tali soggetti, ritenendo che si tratti non solo di coloro che abbiano ottenuto il relativo riconoscimento da parte della Commissione prevista dall’art. 4 della legge n. 104 del 1992, ma anche di coloro che siano in possesso del riconoscimento dell’invalidità operato, per differenti cause, da Commissioni mediche pubbliche diverse da quella prevista dal richiamato art. 4. È, tuttavia, necessario, secondo l’Agenzia, che la certificazione rilasciata dalle suddette Commissioni pubbliche evidenzi in modo esplicito la sussistenza dell’handicap grave ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge 104 (sussistente qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione).

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