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Peugeot tratta la fusione con Opel. Il supergruppo franco-tedesco

Il gruppo francese PSA, che produce le auto Peugeot, Citroën e Ds, è in trattative con General Motors per rilevare le attività europee del gigante americano, ossia i marchi Opel (tedesco) e Vauxhall (nome britannico per le stesse auto). Dopo la dichiarazione di un portavoce alla Afp, PSA ha confermato in un comunicato che sta esplorando «assieme a General Motors molte iniziative strategiche con lo scopo di migliorare profitti ed efficienza operativa, inclusa una potenziale acquisizione di Opel». In questo modo PSA raggiungerebbe le dimensioni ormai necessarie per competere a livello mondiale, diventando il secondo gruppo europeo dietro a Volkswagen e davanti a Renault.

Solo pochi anni fa, nel 2013, il gruppo PSA «era praticamente fallito», ha ricordato ancora di recente l’allora ministro del Rilancio produttivo, Arnaud Montebourg. Il grande stabilimento di Aulnay alla periferia di Parigi, che dava lavoro a 3000 persone, fu costretto a chiudere, e 240 mila posti di lavoro erano minacciati. Alla fine di quell’anno General Motors, che aveva acquisito poco prima il 7 per cento delle azioni e sembrava essere interessato al totale, cedette la sua quota scappando a gambe levate.

Fu decisivo l’aumento di capitale grazie ai cinesi e allo Stato francese. La famiglia Peugeot rimase con il 14% delle azioni, e un altro 14% venne comprato dal gruppo Dongfeng Motor. Terzo azionista lo Stato che entrò nel capitale con un altro 14% chiedendo in cambio l’estromissione dei Peugeot dal management.

Pochi mesi dopo la svolta: il primo aprile 2014 il gruppo è stato affidato a Carlos Tavares, ingegnere arrivato a Parigi dal Portogallo a 17 anni, che ha fatto tutta la carriera nel gruppo concorrente Renault-Nissan fino a diventarne il numero due dietro a Carlos Ghosn. Tavares aveva dichiarato in un’intervista di essere pronto a diventare il numero uno di una grande azienda come General Motors o Ford, e per tutta risposta due settimane dopo Ghosn lo licenziò.

Così Tavares, improvvisamente tornato sul mercato, è diventato in effetti numero uno, ma di PSA. E in poco tempo è riuscito a risanare il gruppo. Monomaniaco di automobili, assiduo pilota di corse storiche al volante di una Peugeot 504, Tavares aveva davanti due sfide fondamentali: offrire una dimensione globale a PSA, ancora troppo concentrata in Europa, e tentare il salto di qualità verso l’alto di gamma, il settore dove i margini sono più alti come dimostra la fortuna dei marchi tedeschi.

Da qui nasce qualche perplessità sull’operazione: Opel è saldamente radicata in Europa, e in Germania non è mai entrata nella gara per il primato nelle auto premium che si gioca fra Audi, BMW e Mercedes. L’interesse di PSA per Opel sembrerebbe quindi in contraddizione con la strategia di rilancio tracciata finora.

Tavares comunque potrebbe voler cogliere l’occasione per aumentare la taglia critica dell’azienda. Solo i grandi volumi permettono di ammortizzare i costi (con alcune eccezioni come il marchio svedese Volvo, di proprietà della cinese Geely, che è rimasto piccolo e senza alleati e ha grande successo).

L’ipotesi di un nuovo colosso franco-tedesco sembra avere colto di sorpresa i due governi. Parigi, che da terzo azionista probabilmente qualcosa sapeva, ha detto che vigilerà sul mantenimento dei posti di lavoro, mentre malumori maggiori arrivano da Berlino. La ministra dell’Economia Brigitte Zypries ha definito inaccettabili le trattative già in corso senza che il governo tedesco e i sindacati ne siano stati informati. Dal tentativo Fiat a quello della canadese Magna, negli ultimi anni la Germania ha sempre chiuso le nuove possibili strade per Opel.

Stefano Montefiori

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