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Peugeot-Opel, nozze da 2,2 miliardi

Ora è ufficiale: Peugeot acquisterà il 100% di Opel da General Motors per circa 1,8 miliardi di euro, ponendo le basi per creare il secondo gruppo automobilistico europeo e il numero nove a livello mondiale. Un Carlos Tavares visibilmente soddisfatto ha annunciato ieri mattina l’operazione, promettendo che le nozze «libereranno il potenziale di Opel» e proclamando che l’acquisto «cambia completamente i giochi per Peugeot». Il presidente del gruppo francese era affiancato sul palco da Mary Barra, numero uno di General Motors, che ha definito la decisione di vendere Opel «difficile ma giusta». Il colosso di Detroit si libera di un’azienda che ha inutilmente cercato di risanare per 20 anni ma deve rinunciare di fatto alla presenza sul mercato europeo.
Ecco i dettagli dell’operazione: Peugeot pagherà poco meno di 1,8 miliardi di euro, di cui 1,32 miliardi per l’azienda automobilistica e 450 milioni per il 50% di Opel bank; il restante 50% della banca verrà rilevato da Bnp Paribas, portando il valore complessivo dell’operazione a circa 2,2 miliardi. Peugeot pagherà gli 1,32 miliardi per Opel per metà in contanti (670 milioni di euro) e per 650 milioni in warrant su azioni proprie. Questi ultimi, che rappresentano una diluizione del 4,2% per gli attuali soci, non avranno diritto di voto e potranno essere esercitati in un periodo tra 5 e 9 anni dopo la chiusura dell’operazione. «Gm dovrà comunque rivendere i titoli alla conversione» ha detto il direttore finanziario di Peugeot, Jean Baptiste di Chatillon, e non diventerà dunque socio dell’azienda. Peugeot è controllata dallo Stato francese, dalla cinese DongFeng e dalla famiglia fondatrice, ciascuno con il 14% del capitale. Il completamento dell’operazione è previsto entro la fine del 2017, dopo l’approvazione dei sindacati e delle varie autorità antitrust.
Per quanto riguarda lo scoglio più grosso durante il negoziato, ovvero il finanziamento del fondo pensioni dei lavoratori tedeschi di Opel e inglesi di Vauxhall, Gm manterrà in carico il grosso degli accantonamenti, escluse le pensioni degli attuali dipendenti di Opel in Germania, e finanzierà inoltre per 3 miliardi le obbligazioni pensionistiche che rimarranno in carico a Peugeot. L’azienda francese potrà continuare a vendere modelli Opel sviluppati da Gm – compresa la recente Ampera-e elettrica – ma solo nei mercati attualmente «coperti» da Opel e Vauxhall, ovvero sostanzialmente in Europa; su queste vetture non dovrà pagare royalties. Le vendite di auto a marchio Opel fuori dall’Europa potranno invece avvenire man mano che le vetture stesse saranno basate su piattaforme Peugeot. «Ciò è possibile fin da subito – ha spiegato Chatillon – per la Crossland X, il crossover medio che Opel lancia al Salone di Ginevra». I termini dell’operazione sono apparsi al mercato complessivamente più favorevoli a Peugeot di quanto non fosse previsto, e il titolo ha guadagnato il 2,7% a Parigi; Gm cedeva invece il 2,2% a metà seduta.
Peugeot-Opel avrà 28 stabilimenti nel Vecchio continente (di cui 15 di assemblaggio) e un totale di circa 125mila dipendenti nel solo settore auto europeo (210mila comprendendo anche le attività extraeuropee di Peugeot e la sua controllata Faurecia, attiva nel settore componenti). I due gruppi sommati hanno venduto nel 2016 4,3 milioni di veicoli a livello mondiale, di cui 3,1 in Europa dove hanno avuto una quota di mercato complessiva nelle auto del 16,6%, oltre a un’ottima posizione nei veicoli commerciali.
Peugeot conta di ottenere dall’acquisto di Opel sinergie per 1,7 miliardi di euro l’anno a regime (entro il 2026) di cui 1,1 miliardi entro il 2020. Il costo delle misure di ristrutturazione è stimato in 1,6 miliardi. L’obiettivo di redditività di Opel è di raggiungere un margine operativo del 2% sulle vendite del 2% entro il 2020 e del 6% al 2026. Tavares ha specificato anche che Peugeot «punta a ulteriori cooperazioni tecnologiche con Gm».
Il manager ha ancora una volta rassicurato sul fatto che «verranno rispettati tutti gli impegni presi da Opel sui posti di lavoro» e che «l’ottenimento di queste sinergie non è legato a tagli agli organici». Il primo posto di lavoro a salvarsi è quello numero uno di Opel, Karl-Thomas Neumann, il quale rimarrà al volante anche dopo il closing dell’operazione. Tavares ha però lasciato chiaramente intendere che a medio-lungo termine «il futuro di Opel dipenderà dalla sua competitività», e non ha fugato del tutto i timori per i posti di lavoro, sia in Germania che in Gran Bretagna che in Spagna.

Andrea Malan

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