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Peugeot in crisi lancia una banca e dà il 5,5% sui conti

Proprio nel giorno in cui l’Insée, l’Istat francese, ha annunciato che a fine 2012 il tasso di disoccupazione è tornato ai livelli record del 1999 (10,6%) – e i dipendenti di Goodyear che protestavano contro la chiusura dell’impianto di Amiens si sono scontrati con la polizia – il ministro del Rilancio produttivo Arnaud Montebourg ha fatto il punto sull’attuazione del piano varato la scorsa estate dal Governo per sostenere l’industria automobilistica. Settore altamente simbolico che peraltro continua a rappresentare il 16% degli investimenti nazionali in ricerca e sviluppo.
Le piccole e medie imprese della filiera hanno già ricevuto circa 200 milioni: 50 sotto forma di rafforzamento della capitalizzazione di 63 aziende; 133 come prestiti a breve per sorreggere la tesoreria di 206 Pmi; 18 a titolo di garanzia pubblica sulle linee di credito di 83 imprese. Il ministro ha anche annunciato che il fondo “auto” si arricchirà di altri 30 milioni provenienti dagli interessi che Psa (Peugeot Citroen) pagherà sulla garanzia – fino a 7 miliardi – che lo Stato ha fornito alla banca captive del gruppo (Banque Psa Finance, Bpf) per darle la possibilità di emettere obbligazioni, e quindi di rifinanziarsi, a tassi migliori di quelli che avrebbe sulla base del rating assegnato dalle agenzie alla casa madre.
Montebourg ha inoltre sottolineato come gli incentivi abbiano contribuito alla crescita del mercato – certo ancora molto piccolo – delle vetture elettriche (alla vigilia della commercializzazione della Renault Zoé) e di quelle ibride. Delle prime ne sono in circolazione circa 6mila e delle seconde circa 27mila. In entrambi i casi si tratta di un raddoppio e la crescita dovrebbe essere ancora più forte quest’anno, grazie agli acquisti da parte delle amministrazioni pubbliche e all’aumento dei punti di ricarica delle batterie: attualmente sono circa 5.800 (4mila della rete Autolib), rispetto ai 1.800 del luglio scorso, e a fine anno dovrebbero essere circa 9mila.
Sempre ieri Bpf, seguendo la strada già aperta un anno fa dalla banca captive di Renault, ha lanciato la sua attività di raccolta del risparmio, che avverrà attraverso la neonata banca online Psa Banque. La campagna promozionale del libretto “Distingo” prevede una remunerazione iniziale del 5,50% (per quattro mesi) che scenderà quindi a un tasso normale del 2,30 per cento.
L’obiettivo è di raccogliere 400 milioni a fine 2013 e di arrivare quanto prima a un miliardo all’anno. Una goccia nel mare del finanziamento complessivo di Bpf (circa 21 miliardi), ma è comunque il tentativo di diversificare ulteriormente le fonti di una banca la cui intera raccolta è ovviamente destinata a finanziare i concessionari (per il 26%) e soprattutto i clienti (due acquisti su tre di vetture nuove avviene con una qualche forma di ricorso al credito al consumo). Si tratta peraltro solo di un primo passo. Bpf ha infatti spiegato che l’attività è destinata quanto prima a diventare internazionale e che il libretto verrà seguito da altri prodotti. Psa ha inoltre siglato un accordo con il Kazakhstan che prevede l’avvio da giugno di una linea di assemblaggio in quel Paese di circa 4mila vetture, con un piano di commercializzazione di 10mila auto all’anno. L’intesa dovrebbe garantire la creazione di 150 posti di lavoro in Kazakhstan e 300 in Francia. Va infine registrata l’adesione anche di un terzo sindacato all’accordo di competitività di Renault, che porta il tasso finale di “sì” al 65 per cento. L’intesa, una piccola rivoluzione nel mondo ingessato delle relazioni industriali francesi, prevede in estrema sintesi che i dipendenti francesi di Renault lavorino il 6,5% in più all’anno e accettino il congelamento delle retribuzioni nel 2013. In cambio la società aumenta il numero di vetture prodotte in Francia dalle attuali 530mila a 710mila, garantendo che non ci saranno chiusure di impianti e licenziamenti.

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