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Petrolio, svolta vicina: oggi mini-vertice tra Paesi Opec e non-Opec

Meeting a Istanbul dopo l’apertura di Putin ai tagli
L’appuntamento è per oggi a Istanbul. Alle 13 ora italiana un gruppo di produttori di petrolio, Opec e non, si riunirà intorno a un tavolo, dove potrebbe trovare un accordo se non per tagliare, quanto meno per limitare le estrazioni per un periodo di sei mesi, prorogabile. A margine del World Energy Congress, nella capitale turca, le trattative stanno procedendo velocemente, anche se non senza intoppi. Tanto velocemente, che il mercato non riesce a starvi dietro.
Le quotazioni del greggio, che lunedì erano volate ai massimi da un anno sulle aperture di Putin a una collaborazione Russia-Opec, ieri hanno ceduto ai realizzi, chiudendo in ribasso di oltre l’1%, con il Brent a 52,41 $ e il Wti a 50,79 $. In negativo anche i principali listini azionari, con Wall Street condizionata tra l’altro dalla brutta trimestrale di Alcoa e ribassi diffusi su tutte le borse europee (Milano, peggior piazza, ha perso lo 0,9%).
Gli operatori erano tornati a focalizzarsi sulle difficoltà nella realizzazione dei piani dell’Opec, dopo che Igor Sechin, figura tra le più influenti in Russia e ceo del colosso petrolifero Rosneft, si era mostrato recalcitrante a partecipare a tagli di produzione: «Perché dovremmo?», aveva replicato, interpellato dalla Reuters. La sua reazione era tutto sommato prevedibile: Sechin non perde occasione per scagliarsi contro l’Opec e in passato aveva fatto fallire altri tentativi di coordinamento tra i produttori di greggio. Clamoroso in particolare quello di novembre 2014, che spinse l’Opec ad abbandonare ogni forma di intervento sul mercato (si veda il Sole 24 Ore del 26 novembre 2014).
La sua posizione stavolta ha tuttavia sollevato imbarazzo al Cremlino, tanto da costringere la compagnia petrolifera – responsabile del 40% della produzione di greggio in Russia – a una sorta di smentita: Rosneft «ovviamente» si adeguerà ai piani, ha precisato un portavoce. «Se la Russia si assume la responsabilità di limitare l’output, Rosneft troverà il modo la possibilità di adempiere ai suoi obblighi».
La seconda compagnia russa, Lukoil, si era nel frattempo già messa in riga: «Non c’è nessun dubbio che ci sarà un congelamento e sono sicuro che tutti parteciperemo», aveva dichiarato Leonid Fedun, vicepresidente e azionista della società. E attraverso Interfax aveva garantito sostegno anche Gazprom, che controlla Gazprom Neft.
Domani anche la Russia parteciperà al mini-vertice di Istanbul. Tra i produttori non Opec dovrebbero inoltre esserci Azerbaijan e Messico. Poco nutrita la rappresentanza dell’Opec: diversi membri chiave dell’Organizzazione, tra cui Iran e Iraq, non sono infatti presenti a Istanbul. E anche il ministro saudita Khalid Al Falih ha detto che non ci sarà, in quanto «putroppo costretto a partire, per impegni presi in precedenza».
È stato tuttavia lo stesso Al Falih a dare peso all’evento, pur definendolo «una riunione consultiva molto informale, tra i paesi che per caso si trovano qui». «Dagli incontri che ho avuto ieri e oggi – ha assicurato alla Reuters – è chiaro che molti paesi non solo supportano la decisione dell’Opec ad Algeri, ma desiderano con entusiasmo partecipare. Stiamo parlando di un contributo nella direzione che stiamo cercando di prendere, ossia cercare di accelerare il processo di ribilanciamento già atto sul mercato».
Questo non significa che tutto andrà liscio come l’olio. L’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) rileva che in settembre l’offerta di greggio è cresciuta di 600mila barili al giorno, trainata dalla Russia, dal Kazakhstan e dall’Opec, che è al record storico di 33,6 milioni di bg. Per rispettare gli obiettivi di Algeri, osserva l’Aie, «tagli più pesanti dovranno forse essere fatti da altri, come l’Arabia Saudita». Ma se davvero l’Opec riuscirà nel suo intento, «il ribilanciamento del mercato potrebbe accelerare» anticipando rispetto alla seconda metà del 2017 .

Sissi Bellomo

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