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Petrolio sottozero – Il greggio sprofonda a -37 dollari. Ora costa anche meno dell’acqua

ROMA — È come se gli automobilisti venissero pagati per fare il pieno. E per utilizzare il serbatoio della loro macchina come deposito per la benzina, che altrimenti nessuno vorrebbe comprare. Il paradosso spiega quanto accaduto ieri sui mercati: al termine di una giornata senza precedenti storici, il prezzo del greggio negli Usa ha chiuso per la prima volta con il segno negativo. E ora un litro di petrolio varrebbe meno di un litro d’acqua.
Un risultato finale che, a prima vista, ha le fattezze di un nuovo choc petrolifero, ma che in realtà nasconde un effetto tecnico: la chiusura dei contratti del greggio per il mese di maggio, le cui scadenze vanno regolate entro questa settimana. Così, a Wall Street il Wti (indice di riferimento per il mercato Usa) ha perso in una sola seduta il 305 per cento, chiudendo con una quotazione andata sotto zero: a fine serata, un barile di petrolio valeva meno 37,63 dollari al barile.
Ma come è potuto accadere? E questo significa che le società petrolifere devopagare perché qualcuno si prenda i barili di greggio? La causa principale del tutto è ovviamente la pandemia del Covid 19: da quando sono iniziati i primi casi in Cina, i prezzi che stavano ai massimi da oltre un anno a 63 dollari al barile, sono scesi sul piano inclinato. Colpa inizialmente della frenata dell’economia di Pechino, con una situazione che è poi peggiorata non appena il virus ha raggiunto il mondo occidentale con relativo lockdown. Oltre alla fermata di una buona parte delle fabbriche e delle attività, sul prezzo del petrolio hanno pesato la fermata del settore trasporti, in primis dei voli aerei. Tradotto in numeri, dall’inizio della pandemia, la domanda di petrolio è calata di 30 milioni di barili al giorno.
Se questo è il clima generale, ieri è successo un fatto straordinario, che ha amplificato il calo trasformandolo nel crollo da record. Il meno 305% riguarda il prezzo al barile per le consegne a maggio: dal 1946, i prezzi si differenziamo mese per mese, consentendo così agli investitori finanziari di scommettere sui prezzi futuri e agli operatori industriali di prenotare i barili di greggio, in base alle prospettive dell’economia. È ovvio che le prospettive per il mese di maggio, dove si vivono tutte le peggiori ricadute del lockdown mondiale, sono peggiori di quelle di giugno. Non a caso, il barile con scadenza a maggio ieri sera valeva -37 dollari, mentre il barile con scadenza il mese successivo – sempre sul mercato americano – ha limitato i danni con un calo del 16,30% a 20,95 dollari a barile.
A pesare sulla chiusura dei contratti del barile a maggio ha pesato anche un fatto avvenuto venerdì scorso: uno dei più grandi fondi al mondo specializzati nell’investimento in petrolio ha fatto sapere di aver spostato 760 milioni di dollari (sui 3,8 miliardi totali impegnati sul greggio), sulla prossima scadenza a giugno. Una mossa che ha provocato un effetto domino.
A fare il resto, sono le incertezze non solo dell’economia, ma anche la situazione geopolitica. Il mercato del petrolio è reduce da una guerra tra i tre grandi produttori mondiali, gli Stati Uniti da una parte, Russia e Arabia Saudita dall’altra. Un mese fa il Cremlino e i sauditi non si sono accordati su un taglio della produzione per sostenere i prezzi, provocando il primo scossone delle quotazioni. Il sospetto da parte americana è che in realtà i due rivali volessere puntare a mettere in difficoltà – come è effettivamente avvenuto – il produttori Usa di shale oil, il petrolio estratto dalle rocce che negli ultimi anni ha consensito all’America di Trump di avere greggio in abbondanza a prezzi convenienti limitando al minimo le importazioni. Una guerra dei prezzi che ha provocato una serie di fallimenti negli Usa: tanto è vero che i produttori non stanno più trovando depositi che possano ospitare il greggio in eccesso. A nulla è valso l’accordo di dieci giorni fa tra Opec e Russia per un tagli di 10 milioni di barili. Inevitabile, visto che la domanda è calata di 30.
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