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Il petrolio sfonda quota 70

L’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente presenta un primo conto ai mercati. Il Brent, il petrolio del mare del Nord preso a riferimento in Europa, per la prima volta da 3 mesi ha superato quota 70 dollari al barile, per poi chiudere a 69,03 dollari, mentre continua la fuga degli investitori dagli asset rischiosi come le azioni, che spinge in rosso le Borse, verso i beni rifugio come l’oro, ormai a un soffio dal record toccato 7 anni.

Dopo la morte del capo delle forze rivoluzionarie iraniane Qassem Soleimani da parte degli Stati Uniti, la reazione iraniane apre scenari imprevisti sia sui mercati finanziarie che sull’offerta globale di petrolio. Teheran o i suoi alleati potrebbero attaccare le petroliere nel Golfo o nel Mar Rosso, colpendo le rotte di navigazione del greggio e di altre merci tra l’Oceano indiano e il Mediterraneo attraverso li Canale di Suez. Uno scontro militare o un aumento delle ostilità potrebbe interrompere anche i traffici attraverso lo stretto di Hormuz, dal quale passa un quinto della produzione mondiale di petrolio (e il 29% delle importazioni italiane). Qualsiasi interruzione perciò potrebbe fare salire drasticamente i prezzi. Con conseguenze su tutta industria, a cominciare da quella dei trasporti.

Se all’orizzonte aumentano i rischi per la crescita globale, già corretta al ribasso per quest’anno dal Fondo monetario internazionale, gli investitori si preparano al peggio. Ieri Tokyo, alla sua prima seduta del 2020, ha chiuso in calo dell’1,9%. Hong Kong ha perso lo 0,79% mentre le Borse cinesi sono rimaste intorno alla parità. In Europa lo Stoxx Europe 600 ha terminato a -0,4%, con i titoli bancari, ancora una volta, i più colpiti dalle vendite. A Londra (-0,6%), Hsbc ha perso l’1,8%, Francoforte ha chiuso in flessione dello 0,7%, e Parigi in discesa dello 0,5%, con Accor che segna il calo più pesante (-2,3%). Milano ha perso lo 0,5% sotto il peso dei bancari, con Unicredit in ribasso dell’1,8%, Banco Bpm del 2,3% e Bper del 2,05%. Oscillava intorno alla parità invece Wall Street, a circa due ore da fine seduta. Stabile anche il mercato del reddito fisso, dove il rendimento dei Bund tedeschi decennali è rimasto invariato a -0,28%, quello spagnolo a +0,4% e quello italiano in aumento di 1 punto all’1,36%, mentre lo spread ha chiuso fermo a 164 punti. Sul fronte dei cambi, l’euro dopo aver toccato brevemente la soglia di 1,12 dollari, passa di mano a 1,1186 dollari. L’incertezza internazionale si riflette nel rialzo dell’oro, il bene rifugio per eccellenza, che ieri ha chiuso a Londra a 1573,1 dollari l’oncia, ai massimi dall’aprile 2013, dopo essere salito fino a 1.588,65 dollari. Nell’ultimo giorno del 2019, valeva 1.517,01 dollari l’oncia. E secondo, gli analisti, sono «probabili ulteriori guadagni», visto che i mercati sono in attesa di un rappresaglia iraniana. E’ sui massimi anche il palladio, il metallo usato nei catalizzatori per le auto e in gioielleria. Nell’ultimo fixing a Londra ha segnato 1.977 dollari l’oncia, il massimo storico.

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