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Il petrolio rilancia Borse e bond

Il recupero del barile e le attese per le banche centrali danno spinta ai listini: Milano +1,28%
Inizia con un rialzo in Borsa la “settimana delle banche centrali”. Oggi e domani si riunisce la Federal Reserve. Atteso anche per domani il verdetto della Bank of Japan sulle nuove linee di politica monetaria. Nell’attesa, i mercati azionari riprendono vigore, soprattutto sullo slancio dei nuovi future che riducono al lumicino (12%) le probabilità che il comitato operativo della Fed possa domani ritoccare al rialzo il costo del denaro. Le probabilità salgono al 55% se invece ci si sposta al meeting di dicembre. In ogni caso il probabile mancato rialzo di settembre permette agli investitori di poter respirare altra aria da “new normal”, questa strana nuova era in cui il costo del denaro viaggia pressoché a zero e l’inflazione non riesce a decollare. Ma in compenso i mercati azionari – trascinati dalle politiche di buy-back delle aziende e dalla scarsa concorrenza del mercato obbligazionario per chi è alla ricerca dei rendimenti – restano sostenuti. Con il rialzo di ieri Wall Street infatti si è riavvicinata ai massimi storici. Hanno ripreso slancio anche le Borse europee. Tra le più pimpanti Piazza Affari: nonostante sul Ftse Mib abbia pesato l’effetto cedola derivante dallo stacco del dividendo da parte di Eni e St (pari allo 0,44% sul calcolo dell’indice) la performance finale è stata del +1,28%, superiore alla media europea (+1,19%). Rialzo anche per Londra (+1,54%) e Parigi (+1,43%). Si sono mossi in rialzo i titoli petroliferi trascinati dal recupero del prezzo del petrolio che dopo aver perso oltre 6 punti percentuali la settimana scorsa, durante la seduta è arrivato a gudagnare circa il 2%, per poi ridimensionarsi in serata. A ridare fiato alle quotazioni è l’approssimarsi dell’incontro Opec di Algeri del 27 settembre. Molti investitori ritengono che si possa raggiungere un’intesa con i Paesi non-Opec per congelare la produzione.
Tra i singoli titoli in controtendenza Banca Mps (che ha aggiornato il minimo storico a 0,2 euro). Il titolo continua a scontare l’incertezza sulla riuscita del maxi riassetto in programma e in particolare i rischi di esecuzione dell’aumento di capitale previsto: venerdì sera, nel corso della conferenza stampa seguita al vertice Ue di Bratislava, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha mandato segnali rassicuranti sull’operazione evidenziando che ci sono investitori interessati a puntare sull’Italia e che esistono le condizioni per realizzare l’aumento nel più breve tempo possibile. Ma i messaggi provenienti dal governo non sembrano confortare gli operatori: con il ribasso di ieri (-1%) la capitalizzazione è scesa a 587 milioni di euro. Vendite anche per Deutsche Bank (-2,3%) dopo il -8% accusato venerdì in seguito alle indiscrezioni emerse sull’intenzione degli Usa di comminare una maxi-multa da 14 miliardi per chiudere lo scandalo sui titoli tossici legati ai mutui (si veda l’articolo in pagina).
Sul mercato obbligazionario lo spread tra BTp e Bund resta poco mosso in area 130 punti. Sul mercato valutario si rafforza l’euro sul dollaro riavvicinandosi in area 1,12. Il biglietto verde perde terreno a conferma del sentiment degli operatori che pare escludere una stretta a settembre negli Usa. Come indicato, per quanto stia crescendo all’interno della Fed il partito dei “normal” (coloro che vorrebbero intraprendere al più presto una normalizzazione della politica monetaria attraverso una serie programmata di rialzi) rispetto a quello del “new normal” (coloro che sono favorevoli al proseguimento delle attuali politiche ultra-espansive) l’ipotesi di un rialzo dei tassi a settembre è ridotta al minimo. Mentre qualche sorpresa potrebbe arrivare da Bank of Japan che domani potrebbe ritoccare ancora più in basso il già negativo (-0,1%) costo del denaro.

Vito Lops

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