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“Petrolio, l’Opec può tagliare”

«Sono ragionevolmente fiducioso sulla possibilità che stavolta si raggiunga davvero un accordo. Ne discuteremo informalmente ad Algeri, dove si tiene una conferenza di settore fra il 26 e il 28 settembre, e poi per ratificare la decisione convocherò in tempi che possono essere rapidi un meeting ufficiale dell’organizzazione ». Mohammad Sanusi Barkindo, segretario generale dell’Opec, è ad un passo dal raggiungere un traguardo che sembrava fuori portata da un’infinità di tempo: un accordo fra i Paesi produttori di petrolio dell’Opec, anzi ancora di più, allargato a quelli non-Opec, Russia
in primis, per ridurre la produzione, quindi stabilizzare e possibilmente alzare un po’ i prezzi del greggio. Ieri, al solo spargersi di queste voci, i prezzi sono schizzati di quasi un dollaro, fino a 46,75 per il Brent (+2,1%). Barkindo, nigeriano, laurea alla Southeastern University di Washington e master in business ad Oxford, in carica dal primo agosto scorso, tre anni di mandato davanti a sé, ne parlerà questa mattina all’Eni nel forum “The future of Energy” con Claudio Descalzi, Emma Marcegaglia, che dell’Eni sono amministratore delegato e presidente, Ed Morse (il responsabile di Citigroup per l’energia considerato il maggior esperto americano di petrolio). Il tutto organizzato da The European House-Ambrosetti. Ieri sera è arrivato a Roma, e nel corso di una visita per lui organizzata ai Musei Vaticani ci spiega il suo progetto, «anche se mi sembra un po’ imbarazzante parlare di cose così mondane in mezzo alla magnificenza della storia dell’arte».
Perché questa dovrebbe essere la volta buona dopo tanti rifiuti a collaborare da parte ora dell’uno ora dell’altro dei Paesi Opec?
«Le cifre parlano chiaro, e i governanti dell’Opec sono persone ragionevoli in grado di rendersene conto. Nel mondo ci sono tre miliardi di barili di stock di greggio invenduti: c’è sempre stato un inventario, ma ora siamo fra i 340 e i 380 milioni al di sopra della media degli ultimi cinque anni. Una cifra enorme, che tutti sono certi che va ridotta senza esitazione».
L’Iran, solo per fare un esempio, dice che vuole tornare ai livelli pre-sanzioni che erano di 4,5 milioni di barili al giorno, il doppio di quelli attuali. Come conciliare le posizioni?
«Sono stato recentemente e Teheran a parlare con il presidente Rouhani e il ministro del petrolio Zanganehn. Sono consci della situazione e mi hanno assicurato che l’Iran, orgogliosamente fra i fondatori dell’Opec, non farà mancare la sua collaborazione ».
E il suo Paese, la Nigeria, anch’esso ha fama di “falco”…
«La Nigeria soffre di tanti problemi che hanno mortificato l’export, ma è un membro leale da sempre dell’Opec».
La novità forse decisiva, è l’allargamento dell’intesa ai Paesi non-Opec, Russia in testa. Si va verso questa strada?
«Mi sembra un progresso logico. Il presidente Putin si è espresso con inequivocabile chiarezza in questo senso. E al G20 in Cina sono apparsi affiancati il ministro dell’Energia saudita al-Falih e quello russo Novak per affermare una cooperazione che parte dalla stabilizzazione del mercato inclusi limiti all’estrazione. Serve uno sforzo congiunto dei produttori e anche dei principali utilizzatori del petrolio, per venire a capo della situazione».
Ma qual è il vostro obiettivo di prezzo? A metà fra la quotazione attuale di meno di 50 e i 100 del 2014?
«Noi preferiamo parlare di obiettivo stabilità. L’Opec ha recentemente modificato il suo focus da una mera questione di prezzi a un più comprensivo equilibrio fra domanda e offerta che assicuri stabilità. Lo sforzo maggiore lo deve fare l’offerta, perchè oggi determina il mercato. Quello che danneggia pesantemente i Paesi produttori sono le oscillazioni nelle quotazioni, le incertezze nelle previsioni e quanto altro mina la credibilità degli investimenti. Che sono ad alta densità di capitale, assolutamente cruciali per i Paesi interessati, in un momento oltretutto in cui l’accesso al credito è altamente competitivo e gli investimenti nel petrolio sono minacciati dall’aggressiva concorrenza delle fonti rinnovabili».

Eugenio Occorsio

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