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Petrolio lima il calo

Si è andata via via moderando la caduta dei prezzi del petrolio, innescata dal fallimento dell’atteso supervertice dei produttori, che avrebbe dovuto formalizzare una intesa sul congelamento dell’offerta ai livelli di gennaio. Una manovra che voleva tamponare l’eccesso di produzione che ha fatto precipitare le quotazioni dell’oro nero, ma dopo ore di discussioni a Doha, in Qatar domenica, l’intesa non è stata raggiunta e le riunioni si sono concluse con uno stallo.

In serata, ieri, il light crude Wti di New York ha ceduto 36 cent a 40 dollari al barile, il Brent di Londra ha virato in positivo e ha guadagnato 5 cent a 43,15 dollari al barile.

Inizialmente, in mattinata le quotazioni dell’oro nero sono arrivate a perdere fino al 6 per cento e la pioggia di vendite è lo specchio anche la ressa a ricoprirsi di molti fondi speculativi, che avevano piazzato scommesse rialziste improvvisamente in pesante perdita.

Nel tardo pomeriggio di ieri però il barile di brent, il greggio di riferimento del mare del Nord ha ridotto il calo a 47 cents a 42,63 dollari, dopo un minimo mattutino a 40,10. I futures in prima scadenza sul West Texas Intermediate (Wti) hanno ceduto 73 dollari, a 39,63 dollari e dopo un minimo a 37,61.

A impedire il tracollo sarebbe un fattore rialzista contingente: la dura vertenza sulle retribuzioni dei lavoratori del comparto in Kuwait, che ormai ha provocato un calo, presumibilmente momentaneo, del 60 per cento sulla produzione del paese.

Fino a pochi giorni fa un esito positivo del vertice in Qatar veniva dato sostanzialmente per scontato. I paesi dell’Opec e gli altri maggiori produttori globali, a cominciare dalla Russia, avrebbero semplicemente dovuto stabilire di non superare la produzione da record raggiunta lo scorso gennaio.

Il fatto che qualcosa avrebbe potuto non filare liscio lo aveva suggerito l’annuncio dell’Iran sulla non partecipazione al vertice. Teheran è da poco tornata ufficialmente sul mercato, con il venir meno delle sanzioni internazionali, e deve ancora far risalire la sua produzione ai livelli pre embargo. Per questo era stato ipotizzato che a sua favore venisse previsto un meccanismo di controllata esenzione.

Evidentemente però un accordo non c’era e nel corso delle discussioni è via via emersa una netta ostilità dell’Arabia Saudita, primo produttore mondiale e storico rivale dell’Iran, sciita, laddove i sauditi sono a maggioranza sunnita.

Ora non è chiaro come uscire da questo stallo. Secondo il Financial Times non è del tutto svanita l’ipotesi di un accordo entro la fine dell’anno. Tuttavia, a questo punto l’eventuale manovra di tutti i produttori potrebbe rendere necessaria una decisione unanime preventiva a livello di Opec.

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