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Petrolio, bruciati 346 mld

Il Fondo monetario internazionale ha stimato che le economie mediorientali dipendenti dal petrolio abbiano perso, soltanto l’anno scorso, 390 miliardi di dollari (346 mld euro) di introiti a causa dei bassi prezzi del greggio. Inoltre nel 2016 potrebbero mancare all’appello 150 mld di dollari.

Questo è il risultato diretto del crollo delle quotazioni dai 115 dollari al barile di metà 2014 ai 30 dollari di inizio 2016, mentre attualmente si è verificata una parziale ripresa intorno i 40 dollari.

Le perdite potenziali subite da queste economie, in particolare da Arabia Saudita e Kuwait, hanno messo sotto pressione i bilanci statali, che hanno registrato larghi deficit negli anni passati. Per colmare i buchi, i paesi del Golfo Persico hanno introdotto diverse misure, dal taglio dei sussidi energetici all’aumento delle tasse. Alcuni, come l’Arabia Saudita, hanno anche visto diminuire le riserve valutarie e si sono indebitati sui mercati internazionali per allentare le pressioni fiscali. «Il 2016 è il secondo anno del processo di aggiustamento per raggiungere un budget equilibrato», ha affermato Masood Ahmed, direttore del Dipartimento per il Medio Oriente e l’Asia centrale del Fondo monetario. «Probabilmente serviranno altri quattro o cinque anni di spese e ricavi prima che quasi tutti i paesi raggiungano una situazione fiscale confortante».

La crescita economica della regione mediorientale dovrebbe salire quest’anno al 3 dal 2% del 2015, ma l’incremento sarà dovuto principalmente alle migliori prospettive su Iraq e Iran, che hanno entrambi registrato una crescita della produzione petrolifera. Ahmed ha definito «abbastanza determinata» la risposta dell’area del Golfo al crollo dei prezzi, suggerendo però di abbandonare il modello economico nel quale lo Stato è il maggior fornitore di posti di lavoro. Per esempio, la Malesia, l’Indonesia e il Cile hanno ridotto con successo la loro dipendenza dalle risorse energetiche.

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