Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Petrolio al minimo storico? A rischio gli investimenti»

Da quattro anni il barile di petrolio non scendeva a quasi 82 dollari, nuovo minimo toccato ieri dal brent. Ma secondo Fatih Birol, capoeconomista dell’Iea (il braccio parigino dell’Ocse nell’energia) non è detto che si tratti di una buona notizia. «È buona per le economie — spiega al Corriere — anche se c’è un importante “ma”, di cui bisogna tenere conto, e che riguarda l’impatto negativo di prezzi in calo sugli investimenti. Ora siamo già vicini a zero, il che significa che nel giro di un paio d’anni, o anche prima, assisteremo a una nuova pressione al rialzo sui prezzi». 
Proprio oggi, a Londra, l’Iea presenta il suo «outlook» 2014, lo stato dell’arte del settore energia, con proiezioni per la prima volta spinte fino al 2040. Ebbene, il quadro che emerge, aggiunge Birol, non è confortante. È quello di un sistema messo sotto stress dalle tensioni geopolitiche: «Il messaggio principale in termini di sicurezza energetica è che stiamo assistendo a rischi crescenti in diverse aree strategicamente importanti», aggiunge Birol. Iraq, Medio Oriente, Nord Africa, Russia, Ucraina: il che significa che «i governi si devono preparare a giorni difficili». Da oggi al 2020, per restare nel solo comparto petrolifero, la domanda è destinata a crescere, e se si sconta che allora la «nuova» produzione americana potrebbe aver terminato la sua corsa, «metà del nuovo petrolio che servirà verrà dal Medio Oriente».
L’Europa e l’Italia in questo contesto di rischi crescenti dovranno fare le scelte giuste. Le importazioni di gas, ad esempio, sono destinate a crescere anche con consumi che non aumenteranno, perché la produzione europea è in declino (in generale «la domanda di gas in Europa tornerà sui livelli pre anni 2000 solo dal 2030»). Uno sviluppo che lascia a un Paese dipendente come l’Italia solo due strade, dice Birol: fare maggiore uso di Lng, ovvero di gas naturale liquefatto trasportato via nave, oppure costruire nuove infrastrutture, come il Tanap transanatolico e il Tap verso la Puglia. Persino il South Stream dal Mar Nero, se servisse effettivamente alla diversificazione.
E per quanto riguarda le trattative sulle emissioni mondiali di CO2, di cui si discuterà a Parigi 2015? C’è qualche motivo per essere ottimisti? «La cattiva notizia è che le emissioni sono ai livelli massimi, 32 miliardi di tonnellate annue. Ma ce ne sono altre tre che lasciano sperare: il climate action plan di Obama; i target europei di riduzione del 40% entro il 2030 e gli sforzi cinesi per contenere l’inquinamento locale. A Parigi i governi mondiali si giocheranno l’ultima chance».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vasto entusiasmo ha suscitato la recente pronunzia della Corte di Giustia Ue, con la conferma del gi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ha scelto la giornata delle donne Mario Draghi per il suo secondo discorso pubblico da presidente de...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le obbligazioni assunte nell’esercizio dell’attività d’impresa o professionale, per «nozione...

Oggi sulla stampa