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Petrolio ai minimi dal 2009. Avvio positivo per le Borse Ue

Il petrolio riprende la sua corsa al ribasso nella settimana che porta gli investitori a spostare l’attenzione dalla Banca centrale europea a quella americana. Dopo l’avvio del Quantitative easing, il programma d’acquisto di titoli da parte della Bce che ha ulteriormente compresso gli spread, l’attenzione si sposta fuori dal Vecchio continente. L’oro nero è tornato a scendere precipitosamente: dopo aver limato il 9,6% la scorsa settimana, ha aggiornato i minimi dalla primavera del 2009 con il Wti sotto la soglia di 44 dollari al barile. A spingere in basso i corsi del petrolio è l’incremento delle scorte Usa: non basta la chiusura di numerosi pozzi negli States per raffreddare l’eccesso di produzione.

L’altro elemento centrale per i mercati è la riunione di domani e mercoledì della Federal Reserve, che dovrebbe espuntare dal comunicato finale il riferimento alla “pazienza” nell’innalzare i tassi (agenda dei mercati). Gli investitori si aspettano però la massima cautela e una Janet Yellen in grado di accompagnare i mercati sulla strada della normalizzazione della politica monetaria, con il rialzo dei tassi che potrebbe partire da giugno o settembre. Una cosa è certa: la parola d’ordine a Wall Street è volatilità, quella vista nelle ultime settimane e attesa nei prossimi mesi. Anche il rafforzamento del dollaro, che fa da corollario al cambio di politica monetaria della Fed e alla divergenza rispetto a quello della Bce, contribuisce poi ad abbassare i prezzi delle commodity e del petrolio.

In questo contesto, i listini Ue trattano in cauto rialzo: Milano segna un progresso dello 0,3% in avvio, come Londra e Parigi. Francoforte aggiunge lo 0,6%. Eni paga subito il calo del petrolio, che si somma alla presentazione di un piano strategico fortemente conservativo e con il taglio del dividendo. Da monitorare Safilo, che ha presentato il nuovo piano e si attende ricavi tra 1,6 e 1,7 miliardi nel 2020. Continua invece la corsa di Fca: la casa auto sfiora i 16 euro a Piazza Affari.

L’euro ha ripreso la sua flessione: la valuta europea perde terreno rispetto al dollaro con un cross a 1,0539 e verso la soglia di 1,05, dopo aver toccato un nuovo minimo da 12 anni sui mercati asiatici a 1,0457 dollari. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi avvia la settimana stabile sotto 90 punti base (87 punti), poco lontano dal differenziale tra Bonos e titoli della Germania. Il rendimento del decennale italiano sul mercato secondario è all’1,13% circa. L’agenda macro americana presenta oggi i dati principali, con l’indice Empire State sul manifatturiero e la produzione industriale di febbraio, oltre alla fiducia nel settore delle costruzioni. In Europa, si attendono le parole di Mario Draghi (nella serata italiana) sul futuro del settore finanziario. Intanto, la Germania registra il pieno d’occupazione nel manifatturiero: a gennaio sono 5,3 milioni gli addetti delle imprese con più di 50 addetti, con una crescita di 61mila addetti pari al +1,2% rispetto al 2014.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato invariata gli scambi (-0,04%), in una seduta improntata alla cautela con l’avvio del board della Bank of Japan (BoJ) che domani annuncerà le sue decisioni in materia di politica monetaria. L’indice Nikkei ha ceduto solo 8,19 punti, a 19.246,06, ai massimi degli ultimi 15 anni, limando i rialzi intraday raggiunti sulle attese dei consistenti aumenti salariali da parte delle imprese, al fine di sostenere i consumi e la ripresa economica. Lo yen debole ha sostenuto i titoli delle società esportatrici. Chiusure in forte rialzo per le Borse cinesi: Shanghai +2,26% e Shenzhen +2,6%. A trainare gli acquisti sono state le rassicurazioni del premier Li, secondo il quale la politica è pronta a intervenire qualora la crescita economica di quest’anno non sia sufficientemente vicina all’obiettivo del 7% circa.

Come accennato, le quotazioni del petrolio sono in calo: l’annunciato boom delle scorte Usa fa precipitare le quotazioni del greggo ai minimi da marzo 2009. I contratti sul Wti con scadenza ad aprile cedono 49 centesimi a 44,3 dollari al barile sul mercato after hour di New York; il Brent scende a 53,3 dollari. Già venerdì si era registrato un pesante tonfo del greggio: l’Agenzia internazionale dell’energia ha rilasciato stime negative per il comparto. Corsi dell’oro in rialzo in avvio di settimana sui mercati asiatici con le quotazioni del lingotto con consegna immediata che salgono a 1.162 dollari l’oncia segnando un progresso dello 0,32%.

Nella settimana della Fed, infine, si attende la riscossa di Wall Street, che venerdì ha archiviato la terza settimana di fila in calo, con Dow Jones e S&P500 rispettivamente in

rosso dello 0,6% e dello 0,9%. A pesare, il crollo del greggio, il rafforzamento del dollaro e la possibile avanzata verso un rialzo dei tassi da parte della Fed. Per i due indici, il bilancio da inizio anno è tornato in rosso. Il listino tecnologico Nasdaq in 5 giorni ha segnato un -1,1%.

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