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Petrolio a 60 dollari minimo da 5 anni Descalzi:“Eni tranquilla con dieta e efficienza”

Altro tonfo per il petrolio, ai minimi da 5 anni e poco sopra la soglia chiave di 60 dollari a barile. Tutti gli indicatori di ieri convergevano su prezzi bassi a lungo: le scorte Usa, salite di 1,5 milioni di barili settimana scorsa (si stimava un calo per 2,2 milioni), e le attese dell’Opec sulla domanda mondiale 2015 di petrolio, vista calare di 280mila barili al giorno sui conteggi precedenti, e di un milione di barili a 28,9 milioni dall’attuale produzione. Siamo ai minimi da 10 anni.

Così le contrattazioni di New York hanno acuito i ribassi iniziati in Europa: la qualità Wti giù del 4,7% a 60,8 dollari, il Brent sotto i 65 dollari, entrambi ai minimi quinquennali. Da giugno, quando il barile superava i 100 dollari, l’indice Stoxx oil and gas ha perso il 27%, per una capitalizzazione di 280 miliardi di dollari. L’ad dell’Eni Claudio Descalzi è serafico: «Non viviamo la caduta con panico né con preoccupazione, anzi come opportunità – ha detto alla presentazione del World Energy Outlook dell’Aie – è come se qualcuno avesse mangiato molto per anni, poi deve fare una dieta. I prezzi alti rischiano di farci grassi e svogliati ». L’azienda italiana, più versata sull’estrazione convenzionale (costa meno), aveva già ridotto del 5% gli investimenti in conto capitale. «Il nostro breakeven a 45 dollari al barile ci protegge ha aggiunto l’ad – anche se soffriamo perché ogni dollaro in meno impatta sull’utile netto per 90-100 milioni». A 45 euro Eni ha il prezzo soglia cui conviene entrare nei nuovi progetti (costo del capitale incluso). «Ci stiamo concentrando su maggiori efficienze», ha detto Descalzi, tuttavia ribadendo che «il dividendo è prioritario: costruiremo un conto economico che cerchi di accomodarlo, anche a questi prezzi». Dove Eni ha più problemi è sul dossier Saipem, che a luglio dichiarò di voler «valorizzare » (vendere). Ma come valorizzare il 43% di una società che nel luglio 2012 quotava 40 euro, due anni dopo 20 e ora 8,6 (-5,2% la perdita ieri)? Saipem ha riunito il cda per analizzare lo stop al gasdotto South Stream, dove aveva ricavi contrattualizzati da 2,5 miliardi, metà nel 2015. Certo, ci sono le penali (l’azienda aveva già comprato i tubi), ma ben inferiori agli utili attesi. Il cda s’è aggiornato al 16 febbraio per dare le stime sul 2015; gli investitori gradirebbero ci fosse anche una chiara strategia, concordata con il socio venditore.
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