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Pessina-Barra, scalata in farmacia

Walgreens Boots Alliance, il gruppo nato dalla fusione tra l’americana Wallgreens e la società di Stefano Pessina e Ornella Barra, Boots Alliance, ieri ha annunciato l’accordo per l’acquisizione della terza catena di drugstore Usa, Rite Aid. Secondo l’intesa Walgreens Boots Alliance acquisirà tutte le azioni Rite Aid in circolazione per 9 dollari in contanti con un premio di circa il 48% del prezzo di lunedì (una fuga di notizie martedì aveva già spinto i titoli della preda a Wall Street sopra il 40% di guadagno). Il valore dell’operazione ( enterprise value totale) è di circa 17,2 miliardi di dollari, incluso il debito netto acquisito di 7,4 miliardi. Ieri la società è arrivata a perdere oltre il 10% dopo aver guadagnato il 6% sulle voci di martedì.
Walgreens con 8.200 drugstore è già la più grande catena negli Stati Uniti, con una concentrazione in California, lo Stato di New York e la regione dei pensionati, la Florida. Rite Aid è la terza con 4.600 (in mezzo c’è Cvs Health Corporation con 7.800). L’operazione dovrà attendere il giudizio dell’Antitrust Usa che potrebbe chiedere dei disinvestimenti soprattutto nell’area di maggiore concentrazione della nuova realtà, nel nord-est.
Pessina (13,2 miliardi di ricchezza personale, il 99esimo al mondo per Forbes ) che con l’operazione di Walgreens su Alliance Boots aveva mantenuto il ruolo di amministratore delegato ed è anche il più importante azionista individuale non ha mai fatto mistero di voler diventare il campione del consolidamento in atto da anni nel settore. La stessa Rite Aid aveva acquisito da pochi mesi Envision Pharmaceutical Services per 2 miliardi. Solo negli Usa nel 2015 ci sono state operazioni di merger and acquisition per 427 miliardi di dollari.
Pessina e Ornella Barra hanno iniziato nel settore della distribuzione di farmaci (servendo oltre 200 mila farmacie sono il più grande acquirente di medicinali con prescrizione al mondo) ma già dalla fusione con l’inglese Boots era cominciata la conquista dei punti vendita. Oggi il gruppo ha 370 mila dipendenti. Come aveva fatto capire Ornella Barra nell’ultimo incontro Ambrosetti a Cernobbio il gruppo, partito decenni fa dall’Italia, potrebbe tornare ad investire. Fino a un miliardo di euro. «In Italia — ha rimarcato ieri al Corriere — qualora il decreto liberalizzazioni in esame al Senato venisse approvato così come da disegno di legge, analizzeremmo con attenzione il mercato per valutare un nostro investimento. L’entità dell’acquisizione annunciata ieri negli Stati Uniti esprime chiaramente la nostra strategia d’investimento a livello internazionale».

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