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Pessimiste due aziende su tre

Le imprese non credono proprio, in questo momento, che l’economia italiana possa ripartire a breve termine, in linea con quella che per la seconda metà del 2013 appare invece una prospettiva realistica per gli altri paesi europei. E il pessimismo, tanto sullo stato di salute complessivo dell’economia, quanto sulle proprie condizioni operative, è tornato profondo e compatto come a giugno del 2012.
È davvero buio il quadro che si ricava dall’ultima indagine trimestrale sulle aspettative di inflazione e crescita Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore: un quadro che aiuta a capire meglio anche l’ultimo crollo della produzione industriale (-3,8% tendenziale) dando voce a tutti gli attuali elementi di preoccupazione delle aziende. Tra l’altro le interviste, a cui hanno partecipato 834 imprese dell’industria e dei servizi più 196 aziende del settore costruzioni con almeno 50 addetti, si sono svolte dal 4 al 21 marzo scorso, ovvero poco dopo le elezioni politiche, quando si era già delineata una situazione di “stallo alla messicana” fra i tre blocchi politici emersi dalle elezioni.
Un elemento, quello della sostanziale assenza di governance nel Paese, che certo non aiuta a schiarire le prospettive di chi fa l’imprenditore: così, alla richiesta di formulare una valutazione sulla situazione economica complessiva in rapporto al trimestre precedente, ha risposto: «Va peggio» il 69,1% degli intervistati dell’industria e dei servizi e il 75,9% delle imprese di costruzioni. E il saldo negativo netto fra valutazioni di miglioramento e di peggioramento dello scenario corrente, annotano con il consueto understatement gli economisti della Banca d’Italia, si è fortemente ampliato (a -68,5 punti percentuali, contro il -53,7 della rilevazione del mese di dicembre). La quota di imprese che esprime valutazioni positive ora è pari all’uno per cento. Lo scoraggiamento sembra dominare, in particolare, fra le aziende del settore dei servizi. Non basta: per avere un’idea di come tutte le aziende vedono il futuro immediato è sufficiente considerare che giudicano nulla la probabilità di un miglioramento dello scenario economico nei prossimi tre mesi il 57,6% delle aziende industriali e dei servizi e il 66% per cento delle imprese di costruzioni; c’è poi un 34,7% che attribuisce al miglioramento nei prossimi tre mesi una probabilità comunque inferiore al 25 per cento. E perfino nella compagine delle imprese più orientate all’export, quella che finora ha retto meglio ai colpi della crisi, aumenta la percentuale di chi giudica pari a zero le probabilità di una schiarita di qui a poco.
Del resto, la situazione attuale dell’economia italiana è stata riassunta ieri in pochi numeri, durante un convegno a Napoli, dal vicedirettore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta: dal 2007 a oggi il prodotto interno è sceso di 7 punti percentuali, e gli occupati sono diminuiti di 600 mila unità. E in questo quadriennio è drasticamente peggiorato anche il dualismo economico: il valore aggiunto dell’industria si è contratto di oltre il 16% nel Mezzogiorno, a fronte del 10% nel Centro Nord. Nel suo intervento, il dirigente della Banca d’Italia ha anche ricordato che nel mercato bancario «non si è ancora tornati a condizioni di offerta distese, per effetto soprattutto del deterioramento della qualità dei prestiti».
Anche l’indagine Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore evidenzia il fatto che per le imprese le condizioni di accesso al credito restano difficoltose: giudica peggiorate le condizioni di accesso al credito rispetto a tre mesi fa il 28,8% delle aziende dell’industria e dei servizi ( ma fra quelle di dimensioni minori la quota delle valutazioni di peggioramento sale al 30,5%) e addirittura il 50,4% delle imprese di costruzioni. In questo settore, d’altra parte, prevalgono anche giudizi assai negativi circa l’andamento totale della domanda totale dei propri lavori negli ultimi tre mesi: per quasi il 50% delle aziende la richiesta è risultata in diminuzione.

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