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Perrazzelli (Bankitalia): è l’ora delle fusioni bancarie

Le fusioni fra banche «sono nella lista delle cose da fare quest’anno». Parola di Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale della Banca d’Italia, intervenuta a un convegno tenutosi a Milano e organizzato da Refinitiv che ha avuto per tema «Ricostruire l’Italia, ricostruire l’Europa».

Perrazzelli ha precisato che «l’intero sistema è stabile», anche perché «l’impatto della riduzione dei crediti deteriorati nei bilanci delle banche è stato un successo. Il lavoro è stato fatto». Il tema della frammentazione del sistema bancario è stato al centro dell’incontro, cui hanno partecipato Alberto Nagel, ad di Mediobanca, Giuseppe Castagna, al vertice di Banco Bpm, il fondatore e ceo di Algebris Davide Serra e il managing director per l’Italia di BlackRock Giovanni Sandri.

Uno degli ostacoli che limitano le aggregazioni è collegato al grado variabile di efficienza nei diversi istituti. Perrazzelli ha rilevato che «abbiamo piccole banche che non hanno ancora un elevato livello di efficienza» e il loro fallimento «avrebbe un impatto sulla stabilità» del sistema. Sul tema della necessità di un consolidamento del settore creditizio si è trovato d’accordo Alberto Nagel di Mediobanca, secondo il quale «i ricavi sono sotto pressione, i costi piatti nella migliore delle ipotesi e il costo del rischio stabile o in leggera discesa». Di conseguenza il consolidamento potrebbe essere «un modo per recuperare profittabilità».

«In Italia abbiamo troppe banche», ha confermato l’ad di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, rimarcando di aver «già fatto qualcosa» in questo senso con la fusione che ha portato alla nascita dell’ istituto. Quanto al problema della redditività Nagel ha insistito che «le regole impatteranno ancora sulla profittabilità delle banche e in particolare in quelle che sono a metà del guado della pulizia» dei bilanci. Inoltre per il settore «la stabilità politica è importante» per la sua correlazione allo spread. Davide Serra di Algebris, infine, ha posto la questione in termini globali: «Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno ognuno 4 banche che controllano l’80% del mercato del credito. A una situazione analoga è necessario approdare anche nell’Unione europea» attraverso fusioni cross border.

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