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Permesso di costruzione doc

Permesso di costruire con valutazione preventiva di fattibilità che impedirà al comune di chiedere al privato modifiche ai progetti approvati; regolamento edilizio standard per tutti i comuni; destinazione dello 0,3% del pil alle grandi infrastrutture; 3,7 miliardi fino al 2019 per grandi opere in corso; al via il nuovo piano città e il nuovo programma 6.000 campanili; programma triennale per le opere incompiute dei comuni.

Sono questi alcuni dei punti che, stando alle indiscrezioni, dovrebbero essere contenuti nel pacchetto «Sblocca-Italia» che sarà all’esame del Consiglio dei ministri del 31 luglio dove, al momento non risultano intervento per evitare l’impasse dell’entrata in vigore del sistema AvcPass, di verifica dei requisiti nelle gare di appalto, ma verrebbe invece esaminata la delega per il recepimento delle direttive appalti pubblici e per la riforma del Codice dei contratti pubblici.

Accelerazione per i permessi di costruire

Si propone di indirizzare il privato allo sportello unico per l’edilizia (che avrà un mese per rispondere) per una «valutazione preventiva sul progetto edilizio che accerti l’ammissibilità in ordine al rispetto dei requisiti e presupposti richiesti da leggi o da atti amministrativi». La valutazione servirà ad evitare che il comune possa chiedere successivamente modifiche al progetto approvato. La richiesta dovrà essere corredata da una semplice autocertificazione e da una documentazione predisposta da un tecnico che asseveri il rispetto di ogni norma urbanistica, con anche delle rappresentazioni grafiche dell’intervento. Lo sportello unico a quel punto procederebbe all’emissione di un parere di valutazione preventiva di fattibilità per il rilascio del quale sono previste delle spese di istruttoria. Se lo sportello unico non si dovesse pronunciare entro il mese dal deposito dell’istanza, il privato potrebbe procedere.

Regolamento edilizio standard per tutti i comuni

Viene di fatto anticipata una norma (l’articolo 20) del disegno di legge di riforma urbanistica che il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi ha presentato giovedì scorso a Roma (si veda ItaliaOggi del 25 luglio) che prevede una delega per la «semplificazione e razionalizzazione della disciplina dei titoli edilizi, la riorganizzazione dello sportello unico dell’edilizia e dei procedimenti relativi». Nel regolamento edilizio standard, unico per tutti i comuni, sarebbero definiti, fra gli altri, i criteri generali per l’individuazione e la definizione dei parametri urbanistici ed edilizi, applicabili sull’intero territorio nazionale, le caratteristiche e i requisiti igienico-sanitari, di sicurezza e di accessibilità (barriere architettoniche), gli elementi costitutivi o di corredo delle costruzioni, ma anche gli incentivi per il recupero del patrimonio edilizio esistente e la riduzione del consumo del suolo, le misure per il risparmio energetico, per la bioedilizia, le fonti rinnovabili e per la qualità architettonica.

Riforma della legge obiettivo e 3,7 mld per il rilancio di opere bloccate

Sarebbe passata la proposta del ministro Lupi di stabilire per legge una dotazione pari allo 0,3% del prodotto interno lordo nominale (si stima circa 5,3 miliardi/anno di risorse certe), per ogni anno finalizzata alla realizzazione delle infrastrutture strategiche, oltre a una vasta riprogrammazione delle priorità degli interventi. Per garantire la continuità dei cantieri in corso (opere ancora non completate) e per concludere atti contrattuali finalizzati all’avvio dei lavori, vengono stanziati 3,7 miliardi di euro fino al 2019. Per le concessioni si stabilisce la «caducazione» del contratto, con la possibilità dell’ente concedente di rimettere in gara l’intera opera affidata in concessione, laddove, entro tre anni dall’approvazione del progetto definitivo da parte del Cipe, la sostenibilità economico finanziaria degli stralci successivi non sia stata attestata da primari istituti finanziari.

Piano città, 6.000 campanili e opere incompiute

Dovrebbero essere inseriti nel pacchetto «Sblocca Italia» anche il nuovo «Piano città», rivisto nelle priorità e da allargare anche alle aree urbane del centro-nord, ma vanno trovati 500 milioni, anche con i fondi di coesione. Previsto il rilancio del programma 6.000 campanili, anch’esso rivisitato, che dovrebbe interessare anche gli interventi al di sotto dei 500 mila euro. Al via anche un programma triennale per chiudere le opere incompiute segnalate dai comuni (sarebbero quasi 700 le segnalazioni arrivate) per le quali occorrerebbero circa un quinto delle risorse inizialmente stanziate.

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