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Perdite su crediti, soglia ridotta

Per i crediti di modesto importo, la deduzione in Unico 2013 attende i chiarimenti ufficiali. Le società alle prese con il calcolo dell’Ires da versare a giugno affrontano la difficile applicazione delle norme sulla deducibilità delle perdite su crediti introdotte dal decreto legge 83/2012. Su questi aspetti si sofferma la circolare Assonime 15 del 13 maggio 2013.
Il nuovo regime si caratterizza per una più ampia possibilità di deduzione che dovrebbe limitare i rischi di contestazione a carico delle imprese. La parte più corposa delle disposizioni riguarda i crediti di modesta entità, dei quali viene consentito lo stralcio quando sono decorsi oltre sei mesi dalla scadenza. Rientrano in questo regime i crediti non superiori a 5mila euro, importo che si dimezza per le imprese di grandi dimensioni (articolo 27 del Dl 185/08). Già sulla individuazione di questa categoria di contribuenti, sono stati sollevati dubbi interpretativi.
Il primo riguarda la soglia di ricavi: 150 milioni che dovrebbero essersi ridotti a 100 in forza di un provvedimento dell’Agenzia che però non è stato ancora emanato; da segnalare che, secondo Assonime, l’importo di 100 milioni è già in vigore dal 2011 in quanto previsto direttamente dalla legge.
Il secondo dubbio riguarda il periodo di imposta in cui la dimensione del contribuente va misurata. Ci si chiede, ad esempio, se un’impresa di grandi dimensioni nel 2011 (110 milioni di ricavi), scesa sotto soglia nel 2012 (95 milioni), possa applicare il limite di 5mila euro a crediti sorti nel 2011, la cui scadenza ultrasemestrale si è verificata nel 2012.
Il problema più rilevante si pone poi in presenza di distinti crediti verso lo stesso cliente, singolarmente al di sotto della soglia, ma che superano il limite se considerati complessivamente. Letteralmente la norma dovrebbe applicarsi considerando l’entità della singola partita (questa è anche la tesi sostenuta da Assonime) in quanto la condizione temporale di scadenza è necessariamente riferita al credito e non al debitore, ma ciò finisce per legittimare deduzioni anche di importi rilevanti sullo stesso cliente, che invece avrebbero giustificato un’azione di recupero. In ogni caso, come chiarisce Assonime nella circolare di ieri, l’importo del credito da confrontare con la soglia dovrebbe assumersi comprendendovi l’Iva e senza considerare interessi di mora o addebiti di spese. Non ostacolerebbe inoltre la deduzione la presenza di coperture assicurative o di garanzie.
Sempre per i piccoli crediti, va chiarito se la norma, come sembra, pone una mera facoltà per il contribuente, il quale può esercitarla a partire dall’anno in cui si realizza la condizione temporale (come sostiene Assonime). Visto quanto accade in sede di verifica per i crediti verso debitori falliti (per i quali vengono generalmente contestate le deduzioni effettuate in esercizi successivi alla apertura della procedura anche se, secondo la circolare Assonime, la deduzione spetterebbe a partire dall’apertura della procedura secondo le scelte contabili operate dall’impresa), andrebbe confermato che lo sconto dei piccoli crediti può utilizzarsi anche in esercizi successivi a quello in cui è decorso il semestre dalla scadenza originaria.
Infine le novità – comprese quelle per i crediti prescritti e per le procedure concorsuali (che comprendono ora anche gli accordi di ristrutturazione dei debiti) – entrano in vigore dall’esercizio 2012 senza che sia prevista alcuna disposizione transitoria. Trattandosi di norme a favore del contribuente, sarebbe opportuno che le Entrate stabilissero che le imprese possono dedurre nel modello Unico 2013 anche perdite i cui presupposti (in base alla nuova disposizione) si sono generati in periodi precedenti, come ad esempio nel caso di un credito di modesta entità scaduto da oltre sei mesi nel 2010 o un accordo di ristrutturazione omologato nel 2011 (in senso conforme si esprime Assonime nella circolare di ieri).

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