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Perdite su crediti, linea soft

Deduzione più facile per le perdite su crediti: anche nel caso di cessione a soggetto terzo può essere attivata la disciplina fiscale sulla deducibilità integrale quando, per esempio, le spese per il recupero siano superiori alla perdita stessa. A condizione che il tentativo di recupero sia stato effettuato ovvero quando il cessionario è un intermediario finanziario. Inoltre, per la nuova disciplina sulle perdite di modesta entità, la scadenza dei sei mesi può essersi verificata anche prima del 2012 con una deduzione, dunque, che verrà operata mediante una variazione in diminuzione. Sono alcune delle indicazioni che l’Agenzia delle entrate ha fornito con la circolare n. 26 di ieri, con la quale ha illustrato le novità normative in materia di perdite su crediti contenute nel decreto legge n. 83 del 2012, ma ha anche formulato un quadro interpretativo complessivo sulla norma che regola, in generale, il fenomeno delle perdite su crediti ai fini fiscali come disciplinato dall’articolo 101 del Tuir.

Principi generali sulle perdite su crediti. In primo luogo, l’Agenzia fornisce una nozione di elemento certo e preciso a fronte della quale è ammesso il trattamento a titolo di perdita di un credito esposto in bilancio. Il concetto è quello di escludere che, in futuro, il creditore possa realizzare, in tutto o in parte, la partita creditoria. Nel concetto, evidentemente, risultano compresi i processi valutativi che il creditore pone in essere rispetto alla posizione del debitore e cioè, per esempio, alla sostanziale illiquidità in capo al debitore stesso dimostrando, nel contempo, di avere tentato l’azione di recupero con esiti infruttuosi valutando la situazione complessiva del debitore ovvero nel caso in cui il costo dell’azione sia superiore al credito. Quindi, le lettere di legali che attestano l’irrecuperabilità ovvero le relazioni negative delle agenzie di recupero sono utili elementi probatori per la dimostrazione della irrecuperabilità. Oltre agli elementi valutativi vi sono poi dei fatti realizzativi del credito come la cessione del credito stesso. Sul punto si era formata una giurisprudenza altalenante e, ora, l’Agenzia delle entrate cerca di mettere ordine affermando, per esempio, che la cessione a un intermediario finanziario garantisce l’applicazione delle disposizioni contenute nell’articolo 101 del Tuir. Inoltre, secondo l’amministrazione finanziaria, le condizioni di deducibilità di una perdita nel caso di realizzo del credito sono da considerarsi realizzate quando la perdita stessa si presenta di ammontare non superiore alle spese che sarebbero state sostenute per il recupero del credito in questione. Ad analoghe conclusioni l’Agenzia giunge nel caso di transazione o di rinuncia al credito precisando però che:

– nel caso di transazione il creditore e il debitore non devono far parte dello stesso gruppo e la difficoltà finanziaria del debitore risulta documentata;

– nel caso di rinuncia è necessaria la dimostrazione dell’inerenza all’attività di impresa da intendersi come inconsistenza patrimoniale del debitore o inopportunità delle azioni esecutive.

Crediti di modesta entità. In relazione alla nuova disciplina, con particolare rilievo ai crediti scaduti da più di sei mesi l’Agenzia fornisce una serie di indicazioni che, di fatto, consentono un ampliamento della disposizione di legge soprattutto per ciò che concerne l’aspetto temporale. Le principali indicazioni riguardano:

– il limite quantitativo di 2.500 o 5 mila euro va verificato in relazione al singolo credito corrispondente a ogni obbligazione posta in essere dalle controparti, indipendentemente dal fatto che in relazione al medesimo debitore sussistano al termine del periodo di imposta, più posizioni creditorie;

– è comunque necessaria l’imputazione al conto economico del credito in questione, seppur di modesta entità anche se l’imputazione in questione avviene in un esercizio successivo ai sei mesi successivi alla scadenza. Di fatto, dunque, deve considerarsi il momento di maturazione quello del compimento del semestre;

– il concetto di previa imputazione si realizza anche nel caso in cui al conto economico sia confluito il costo a titolo di svalutazione e la stessa non sia stata dedotta fiscalmente;

– anche per i crediti di modesta entità il cui periodo semestrale sia maturato prima del 2012, sono deducibili a partire dal periodo di imposta 2012.

Anche in relazione alle procedure concorsuali, che connotano in modo automatico gli elementi certi e precisi, l’Agenzia delle entrate osserva come la deducibilità sia legata a quanto iscritto nel conto economico a titolo di perdita, precisando, nel contempo, che la perdita deducibile corrisponde a quanto stimato dal redattore di bilancio e quindi non deve riguardare necessariamente l’intero importo del credito in questione. L’ulteriore osservazione che formula l’Agenzia riguarda il fatto che il riconoscimento di una perdita integrale del credito sarebbe improprio nell’ambito di procedure che sono rivolte, ad esempio, alla continuazione dell’attività di impresa quale quali il concordato preventivo.

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