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Perdite su crediti, iter semplificato

È in un’ottica di semplificazione e di riduzione del contenzioso che si muove il nuovo regime di deducibilità in quinti delle svalutazioni e perdite su crediti verso la clientela operate dalle banche e dalle società finanziarie. La circolare 14/E del 2014 lo mette chiaramente in evidenza nel paragrafo 2.
Ires
Le svalutazioni e le perdite su crediti verso la clientela (non derivanti da cessioni a titolo oneroso) sono ora deducibili, in forma rateizzata, se imputati in bilancio secondo corretti principi contabili, senza dover più verificare le condizioni di deducibilità sancite dal comma 5 dell’articolo 101 del Tuir.
Invece, le perdite su crediti verso soggetti diversi dalla clientela (ad esempio altre banche) continuano a essere soggette all’articolo 101, comma 5 del Testo unico; di norma, osserviamo, sono deducibili all’atto della cancellazione del credito dal bilancio (si veda anche la circolare 26/E del 2013).
Le perdite derivanti dalla cessione dei crediti sono deducibili integralmente nell’ esercizio della cessione.
L’Agenzia si riserva di valutare la corretta classificazione degli elementi reddituali rilevati a conto economico (ad esempio, la classificazione di una perdita da realizzo, come perdita da cessione). A riguardo è auspicabile che venga confermato che le eventuali rettifiche di valore iscritte nelle «trimestrali» o «semestrali» su crediti poi ceduti entro fine anno seguano comunque il trattamento fiscale delle cessioni.
Non vi è una chiara presa di posizione riguardo alla possibilità dell’Agenzia di giudicare sull’«inerenza» di eventuali transazioni, rinunce, erogazioni facili, eccetera, e all’individuazione dell’esercizio di competenza della perdita (Assonime, circolare 18/2014). Ma non si può fare a meno di considerare che il rigido sistema dei controlli interni ed esterni cui sono soggetti gli intermediari vigilati dovrebbe, nella maggior parte dei casi, indurre alla presunzione che siano state operate scelte economicamente giustificate.
I crediti interessati sono quelli contabilizzati alla voce 70 «Crediti verso la clientela» dello Stato Patrimoniale, compresi i titoli di debito non quotati. Le rettifiche di questi titoli rilevate nei periodi d’imposta precedenti restano soggette al regime previgente; saranno deducibili, quindi, integralmente solo al momento della definitiva cancellazione dal bilancio. Per contro non rilevano eventuali crediti classificati in altre voci dello Stato patrimoniale anche se relativi alla clientela.
Nonostante il tenore letterale della norma, le riprese di valore da incasso seguono lo stesso trattamento delle riprese da valutazione e quindi non sono autonomamente tassabili, ma si sottraggono alle rettifiche di valore dell’esercizio da dedurre in quinti.
Nel caso in cui le riprese da valutazione o da incasso eccedano le svalutazioni, l’eccedenza concorre immediatamente alla formazione del reddito.
Irap
In linea di massima, lo stesso regime valido per l’Ires si applica per l’Irap, ma le riprese di valore eccedenti le svalutazioni e perdite concorrono alla formazione del valore della produzione in quinti. L’Agenzia ritiene che le rettifiche di valore non dedotte nel periodo 2008-2012 possano essere recuperate solo in sede di cessione del credito, in continuità con il previgente regime.
Imprese di assicurazione
Poiché l’articolo 106 del Testo unico è richiamato, per le imprese di assicurazione, dall’articolo 16, comma 9 del Dlgs 173/97, il nuovo regime si applica anche per i crediti verso gli assicurati.
La circolare conferma che la deduzione in quinti riguarda sia le rettifiche da valutazione sia quelle da realizzo (in questo senso si veda anche la circolare Assonime 18/2014, nota 17), mentre sono integralmente deducibili nell’esercizio le perdite derivanti dalla cessione del credito a titolo oneroso.

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